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La storia di Marina di Ragusa

Marina di Ragusa è una Frazione di Ragusa e pur non essendo un Comune autonomo, il suo territorio è ben delimitato in quanto ad Est il torrente Biddiemi la separa dal territorio di S. Croce Camerina, ad Ovest il fiume Irminio fa da confine con il comune di Scicli, mentre a Sud c’è il Mediterraneo. Più incerto è il confine a Nord in quanto non vi sono elementi naturali ben precisi.

 

All’interno di questo territorio ci sono poi diverse contrade tra cui Fontana Nova, Fontana Vecchia, Castellana, Maulli, Camemi, Gatto Corvino, Cerasella, Gaddimeli ecc. Il paese vero e proprio si estende, però, lungo il litorale e con precisione dal torrente Biddiemi fino all’inizio della Preriserva del fiume Irminio. Nelle contrade sopraddette si hanno tuttavia diversi nuclei abitativi ma la caratteristica che le rende incantevoli è la presenza di secolari muri a secco, di altrettanti secolari carrubi oltre che la meravigliosa vegetazione spontanea tipicamente mediterranea. A ciò c’è da aggiungere che sparsi nel territorio vi sono ancora numerose masserie ottocentesche anche se diverse sono state ormai distrutte o abbandonate.

Marina di Ragusa oggi conta 4.070 residenti e la sua economia si basa sulla coltura, soprattutto di primaticci, in serre e sul turismo nel periodo estivo.

Il paese ha assunto il nome attuale nel 1928, in realtà il nome originario è Mazzarelli. Tale denominazione, nelle fonti scritte appare già nel 1558 nell’opera “Storia della Sicilia” del frate domenicano Tommaso Fazello e così sarà nei secoli a venire.

Di più difficile lettura è l’origine. L’ipotesi più accreditata è comunque la derivazione dalla parola araba Marsa (porto) che poi italianizzata in diminuitivo plurale conduce a Mazzarelli (piccoli porti). Questo territorio pur così piccolo, è stato abitato fin dalla preistoria come dimostra l’esistenza, in contrada Fontana Nova, di un riparo sotto roccia risalente al Paleolitico Superiore e i cui ritrovamenti litici si possono oggi ammirare al museo P. Orsi di Siracusa.

Da questo periodo in poi la presenza umana è sempre attestata nelle varie epoche storiche, in particolare in prossimità del fiume Irminio, ma non solo.

Vicino al fiume si trova il sito di età del bronzo di contrada Maestro, ma è con i Greci che il territorio comincia ad essere più frequentato.

A quanto pare furono proprio i Greci a denominare il fiume “Irminio” che deriverebbe dal nome della divinità greca Hermes. Sempre i Greci, probabilmente approntarono sulla foce un porto della cui esistenza fino al Medioevo testimonia il geografo arabo Idrisi.

Forse proprio alla presenza del porto era legata, ancora in epoca greca, l’esistenza di un emporio commerciale i resti del quale sono stati rinvenuti sulla collina sinistra sovrastante il corso del fiume. In questo periodo il territorio dell’attuale Marina di Ragusa ricadeva sotto l’orbita di Kamarina, anzi proprio il fiume costituiva il confine tra i possedimenti di quest’ultima e i territori di Siracusa.

Secondo Filisto proprio alla foce, anzi, si ebbe una battaglia tra l’esercito siracusano e quello di

Kamarina e dei suoi alleati. Anche nel periodo romano l’uomo non cessò di abitare la contrada, numerose, a tale proposito, sono le testimonianze.

Resti di età romana si trovano infatti vicino all’emporio di epoca greca, all’interno della preriserva e in contrada Gelso.

Più interessanti sono alcune tombe, scavate sulla roccia, in contrada Fontana Nova (IV-V sec. d.C) e la grotta della Tardarita all’interno della quale si trovano diverse tombe che testimoniano la diffusione del Cristianesimo nel territorio.

Con la caduta dell’impero romano si ebbe il dominio dei Goti. L’imperatore d’oriente, Giustiniano, nel tentativo di riprendere l’Italia all’impero, attaccò i Goti dando inizio a quella che è conosciuta come la guerra Greco Gotica che si protrasse per circa venti anni e che mise a ferro e fuoco l’Italia intera.

Al comando dell’esercito greco c’era il generale Belisario che in effetti riuscì a cacciare i Goti dalla Sicilia. Nel tentativo di cacciarli anche da Malta, egli salpò, nel 536, in prossimità del territorio di Marina, probabilmente a poche centinaia di metri dal torrente Biddiemi.

Fino all’827 i Bizantini mantennero la Sicilia, ma a partire da quell’anno iniziò la conquista Araba dell’isola.

I nuovi invasori arrivarono nel territorio di Mazzarelli probabilmente verso l’852 se è vero che a quella data essi compirono delle scorrerie tra Casuzze e Caucana.

Degli Arabi rimasero, perlopiù, i nomi di alcune contrade oltre al nome Marsa da cui deriverebbe, come abbiamo detto, il nome Mazzarelli. Tra il 1060 e il 1090, i Normanni, cacciando gli Arabi, si impadronirono della Sicilia. Così come avevano fatto i Goti, anche parte degli Arabi si era rifugiata a Malta.

Il conte normanno, Ruggero d’Altavilla, approntò allora un esercito per sconfiggere l’ultima resistenza saracena.

Così come aveva fatto Belisario, circa 500 anni prima, la partenza avvenne anche in questo caso, in prossimità di Marina di Ragusa.

Tutta la scogliera da Caucana a Marina era infatti prima chiamata Timpe Longobardo probabilmente perché in aiuto di Ruggero arrivarono i ducati longobardi dell’Italia meridionale. Dai Normanni, la Sicilia passa agli Svevi e poi agli Angioini.

Con i Vespri siciliani subentrarono gli Aragonesi. Nel 1296, con costoro, nasce la contea di Modica. Mazzarelli, a questo punto, fa parte della nuova contea ma il litorale, fino a 300 metri di larghezza resta invece di proprietà del re.

Solo nel 1392, quando diventerà conte Bernardo Cabrera, il territorio di Mazzarelli sarà completamente integrato alla Contea.

E’ in questo periodo, o poco prima, che inizia l’insabbiamento della foce dell’Irminio per cui lentamente si verranno a formare le dune di sabbia e la macchia foresta di cui ancora oggi una parte resiste e costituisce la Riserva dell’Irminio.

Si formarono però anche i pantani che resero l’intera zona difficilmente praticabile all’uomo ed il conseguente abbandono dell’antico porto canale.

Probabilmente questa nuova situazione fece sì che quel poco di attività che si svolgeva lungo il litorale, cioè il commercio via mare, si sia spostato ad occidente ed in particolare nella zona di Punta di Mola.

Qui, secondo la testimonianza dell’architetto Camiliani, esisteva un piccolo approdo dove le barche venivano tirate a secco per proteggersi dai fortunali, dai pirati e per procurarsi tutto l’occorrente prima di partire per Malta a scopi commerciali.

Intanto, l’ultimo dei Cabrera moriva senza figli maschi per cui la Contea veniva ereditata dalla figlia Anna che fu data in sposa al nobile spagnolo Federico Henriquez a cui fu però imposto il

cognome Cabrera.

Egli fu perciò il primo del casato Henriquez Cabrera. Sotto il suo successore Ludovico I, l’intera contea ed il territorio di Mazzarelli cominciarono a brulicare dei caratteristici muri a secco.

Il fatto più importante per Mazzarelli si verificò sotto il successore di questi, Ludovico II, in quanto fu eretta, tra il 1585 ed il 1596, la torre che di fatto costituisce il primo nucleo del futuro paese. Con la costruzione del nuovo fortilizio, il caricatoio di Punta di Mola probabilmente fu abbandonato e le attività commerciali cominciarono a svolgersi, in quanto protette, nel tratto di mare vicino alla torre, cioè di fronte all’attuale piazza della Dogana o “scaru viecciu” (scalo vecchio).

Nel 1596 il conte Ludovico III vendette il feudo di Mazzarelli o Gaddimeli (così veniva anche chiamato) all’avvocato Andrea Valseca di Palermo ma domiciliato a Modica.

Nei primi anni del ‘600, a quanto pare, il Valseca, in prossimità della torre, impiantò una tonnara che però fu distrutta dai pirati e quindi abbandonata.

Anche l’ultimo Valseca morì senza figli maschi per cui ereditò la figlia femmina che fu data in sposa al barone ragusano Giuseppe Arezzo. Il figlio di costui, Bernardo, nel 1673 ebbe l’investitura del feudo e del titolo per cui il feudo di Mazzarelli era passato dai Valseca agli Arezzo.

In questo periodo nel litorale esiste pertanto la torre attorniata da diversi magazzini con poche decine di persone dedite al commercio.

Le imbarcazioni arrivavano da diverse parti dell’isola e del continente per esportare i prodotti agricoli dell’interno.

Fu tra la fine del ‘600 o durante il ‘700 che probabilmente saranno stati molto attivi i commercianti trapanesi che forse usavano in modo particolare lo “Scalo trapanese”al punto da lasciargliene il

nome.

Nel corso del Settecento furono numerosi i danni provocati dai pirati nel territorio di Mazzarelli anche perché la torre si dimostrò inefficiente di fronte a simili situazioni e ciò pur essendo essa ben munita se è vero che nel 1780 sono presenti in essa tre cannoni in bronzo, due mosconi, due spingarde a grillo e due a miccia.

Ad ogni modo nel 1797 il duca Arezzo vendette il feudo a Don Giovanni Criscione.

Tutte le terre quindi passarono a costui mentre alla famiglia Arezzo rimase la torre e i magazzini attorno ad essa.

Nel 1812, il Parlamento siciliano abolì la feudalità e quindi Mazzarelli, sciolto dai vincoli feudali, passò alla provincia di Siracusa e al Circondario di Modica ma sotto l’Amministrazione di Ragusa. Per i fatti religiosi dipendeva invece dalla Diocesi di Siracusa.

La torre ad un certo punto, essendo finite le incursioni barbaresche, cominciò ad essere abbandonata ed in alcune parti ad essere diroccata. Fu allora che tra il 1884-86 il Barone Paolo La Rocca Impellizzeri la abbattè per costruire il palazzo tutt’ora esistente mentre della torre rimane fino ad oggi solo il terrazzo.

Nel corso dell’Ottocento Mazzarelli rimaneva un piccolo scalo commerciale da cui si imbarcavano per varie destinazioni soprattutto i prodotti agricoli dell’entroterra ragusano.

Ma alla fine dell’Ottocento iniziò il commercio della pietra pece che diede un enorme impulso allo scalo.

Centinaia di carri percorrevano ogni giorno la trazzera da Ragusa a Mazzarelli per portare il nuovo prodotto allo scalo dove al largo attendevano i velieri che avrebbero portato la pece in tutto il mondo.

Tale sviluppo comportò che Mazzarelli, nel 1892, ebbe il suo primo delegato del Sindaco nella figura del ricco proprietario terriero Enrico Criscione, ma soprattutto un considerevole aumento della popolazione proveniente oltre che da Ragusa dai vicini paesi di mare ,Scicli e Pozzalllo, e da S. Croce.

Nel corso dell’Ottocento, inoltre viene costruita una chiesetta dove attualmente si trova il monumento ai caduti.

Quest’ultimo sarà inaugurato nel 1931 dopo che nel 1927 era stata demolita la chiesetta in quanto già qualche anno prima era stata aperta la chiesa attuale.

Sempre sul finire dell’Ottocento venne costruito un pozzo per l’acqua all’imbocco dell’attuale lungomare A. Doria.

Questo pozzo resterà al suo posto fino al 1950 quando sarà portata l’acqua nel paese.

Anche il pantano della Castellana verrà prosciugato alla fine dell’Ottocento mentre quello vicino al fiume Irminio verrà prosciugato a partire dal 1928.

Nei primi del Novecento la Frazione è già dotata di una scuola elementare, di un medico non condotto, di un rudimento di farmacia e c’è, molto diffusa, la malaria per la quale viene somministrato il chinino.

Dopo la prima guerra mondiale, nel corso degli anni ’20, il commercio della pece comincia a decadere, rimane soprattutto quello dei cereali e di altri prodotti agricoli.

Anche questo commercio, subito dopo la seconda guerra mondiale cesserà del tutto.

Dai primi del Novecento comincia ad essere sempre più importante, per l’economia della Frazione, la pesca, insieme all’agricoltura.

Già a partire dagli anni ’20 saranno questi due i settori economici più importanti di Mazzarelli . Nella seconda guerra mondiale gli alleati sbarcano nel litorale, ma non a Marina di Ragusa dove arriveranno con le camionette.

Essi andranno via dopo qualche giorno.

L’unico fatto veramente tragico che il conflitto produsse nella borgata fu la caduta di un aereo tedesco in pieno centro abitato, il 13 Aprile 1941.

Esso distrusse un intero quartiere e 5 innocenti persero la vita. Un altro fatto tragico avvenne a conflitto terminato, nel 1947.

In questo caso morirono tre bambini mentre giocavano con un ordigno trovato dentro il paese.

Da questo momento la guerra era terminata veramente anche a Marina.

Aprono le sezioni dei partiti politici, i delegati del Sindaco si susseguono fino a quando nel 1984 verrà eletto il primo Consiglio di Quartiere.

Se nel 1950 era cessato il commercio, anche la pesca durante gli anni ’70 comincia a declinare mentre nello stesso periodo viene trovato il petrolio nello spazio di mare di fronte al paese.

L’unica attività tradizionale a resistere rimane l’agricoltura ma a partire dagli anni ’50 Marina comincia a diventare un posto di villeggiatura alla moda che in pochi anni si riempie di locali famosi che presto la metteranno ai primi posti in tutto il litorale sud orientale della Sicilia.

Ma con l’agricoltura e lo sviluppo turistico siamo ai giorni nostri.

 

 

Copyright © Sintesi storica del prof. Giuseppe Gurrieri, autore del libro:

MAZZARELLI ovvero MARINA DI RAGUSA- Gocce di Storia.

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