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PARROCCHIA SANTA MARIA DI PORTOSALVO MARINA DI RAGUSA
LA PREGHIERA
(Fatica D’ogni giorno)
Vogliamo iniziare un breve itinerario di riflessioni sulla preghiera. Forse ciò potrà aiutare il desiderio che è in ciascuno di noi, di scoprire Dio Come “Padre”, come Colui al quale siamo chiamati a dare del Tu; forse saremo più sensibili a scoprire l’opera dello Spirito che agisce nella nostra vita, e sperimentare la grandezza e la bellezza di questo dono che è la preghiera; che ci consente –quando la preghiera è autentica-, di essere ammaestrati direttamente da Lui, il Signore, la Sorgente d’ogni bene.
L’opera più difficile.
La preghiera oltre ad essere un dono è anche un “opus”, un lavoro difficile, non perché aldilà delle forze umane, ma perché è un itinerario di vita spirituale che non si esaurisce mai. Una storiella può aiutarci a capire. Un giorno un giovane monaco disse ad un padre del deserto. “Abba, dimmi qual è l’opera più difficile del monaco” e l’Abba rispose: “Dimmi tu quale pensi che sia”; il giovane monaco disse: “forse è la vita comune”, ma l’Abba rispose: “No, no figliolo, prima o poi gli uomini, per cattivi che siano, a forza di stare insieme si vogliono bene”. L’altro riprese: “Ma allora qual è la castità?”, “ no figliolo tu senti la castità come un problema grosso perché hai vent’anni, ma aspetta ancora qualche anno e tutto si acquieterà”. “Ma allora cos’è l’opera più difficile del monaco? Forse la teologia, studiare di Dio, parlare di Dio?”. L’Abba gli disse: “No figliolo, guardati intorno: quanti ecclesiastici parlano di Dio dalla mattina alla sera! Sei mai stato nelle chiese? Tutti discutono di Dio! No, no – continuò l’anziano-, è tanto facile parlare su Dio: molta gente di chiesa se non avesse quello da fare non saprebbe come passare la giornata”. “A questo punto dimmelo tu, Abba, qual è l’opera più difficile del monaco”. “È pregare, pregare dando del tu a Dio” e aggiunse “ricordati che un uomo, tre giorni dopo morto, di fronte alla presenza di Dio prova ancora difficoltà a guardarlo in faccia, a dirgli Padre e a dargli del tu: questa è l’opera più difficile”.
Questo scritto dei padri del deserto, autentici maestri del cammino spirituale, mostra proprio come la preghiera sia un cammino inesauribile. La vera preghiera, quella portata a compimento pieno, non si raggiunge mai, e nel pregare si resta sempre discepoli: finché vivremo la preghiera costituirà sempre un problema.
   P. Mollica
                    Segue nel prossimo numero……..

Goccia a goccia
   si percia
a roccia!


Di fronte alla cecità orgogliosa di chi pretende che l’uomo possa stabilire da sé i criteri del bene e del male e di fronte allo smarrimento di tanti che non riescono più ad orientarsi secondo un sicuro sistema di valori vogliamo esporre nel modo più chiaro possibile con l’aiuto del libro di Padre Livio Fanzaga  la legge morale dei dieci comandamenti. Uno per uno, partendo da questa uscita col primo dei dieci, tutti i comandamenti che stanno alla base della nostra fede verranno approfonditi. A proposito del decalogo, così scriveva l’amato Giovanni Paolo II: “I dieci comandamenti schiudono davanti a noi l’unico futuro autenticamente umano e questo perché non sono l’arbitraria imposizione di un Dio tirannico. Jahve li ha scritti nella pietra, ma li ha incisi soprattutto in ogni cuore umano quale universale legge morale valida e attuale in ogni luogo e in ogni tempo”.

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“ IO SONO IL SIGNORE, DIO TUO.  NON AVRAI ALTRO DIO ALL’INFUORI DI ME”

Il primo comandamento è rivolto in modo speciale a Dio, riguarda l’atteggiamento del cuore che deve essere di fede, fiducia ed amore. L’uomo non è creatore ma creatura di Dio. Questo comandamento sta alla base delle due tavole, senza questo tutti gli altri andrebbero in frantumi.
Ma cosa dobbiamo o non dobbiamo fare per rispettarlo?
• Riconoscere Dio come il proprio Creatore e accettare con umiltà di essere una sua creatura.
• Amare Dio inginocchiandoci alla sua onnipotenza, aiutandoci con la preghiera che l’angelo della pace ha insegnato ai tre pastorelli di Fatima: “Mio Dio, io credo, adoro, spero e ti amo e ti chiedo perdono per quelli che non adorano, non credono, non sperano e non ti amano”
• Essere ubbidienti a Dio e avere spirito di servizio (utilizzare la propria vita per realizzare la missione che affida ad ognuno di noi)
• Mettere Dio al primo posto nella nostra vita
• Avere una fede incrollabile, nutrendola con la preghiera e respingendo tutto ciò che le è contrario
• Non dubitare della divina misericordia la Speranza, Egli non ci abbandona perché ci ama più di chiunque altro. Dio è infinitamente buono e non ci negherà il perdono dei peccati se gli presentiamo un cuore sinceramente pentito. La disperazione è un peccato contro il primo comandamento, spesso si sente dire “Dio non mi può perdonare!”. Dicendo questo trafiggi il cuore del Padre, ma non cadere nel peccato di presunzione. Non illuderti di salvarti con le tue forze, sperando di ottenere il perdono senza il vero pentimento e l’impegno di non ripetere lo stesso errore
Ama Dio con tutto il cuore, la fede e la fiducia in Lui si completano con l’amore. Amare Dio ed essere da lui amati è il culmine della felicità. Le oppressioni del male ci scoraggiano e ci impediscono di avvicinarci a lui senza paure. Avviciniamoci a Lui con coraggio, come al medico delle nostre anime, ed egli ci curerà, ci rialzerà e ci abbraccerà La tua religione sia pura e senza macchia, non possiamo adorare e amare il Padre in un solo giorno, questo obiettivo esige un cammino spirituale quotidiano, ma spesso la tentazione ci ostacola in molti modi diversi, ad esempio la superstizione. Che senso ha mettere un ferro di cavallo davanti alla porta d’ingresso, appendere cornetti porta fortuna o incrociare le dita? La divinazione, cioè il tentativo di conoscere il nostro futuro, solo Dio conosce il futuro di ognuno. Sono da respingere il ricorso a Satana, evocare i morti, consultare gli oroscopi, l’astrologia o la chiromanzia (lettura delle mani). La magia e la stregoneria sono pratiche con le quali si pretende di ottenere il favore di Satana. Non di rado maghi e stregoni si circondano di immagini sacre, attribuendo il loro potere agli angeli o ai santi, in modo da ingannare meglio chi è disperato. Lo spiritismo, fenomeno che si sviluppa soprattutto fra i giovanissimi, con il quale si cerca, ovviamente invano, di comunicare con i defunti. Tutte quelle pratiche mediche, o che si spacciano per tali, che vengono accompagnate da assurde invocazioni a strane potenze
• Guardati dal disprezzare e dall’utilizzare la religione. Non tentare Dio, non essere orgoglioso e arrogante, come se Dio dovesse ubbidirti e dimostrarti  di essere buono e provvidente. Il sacrilegio è un peccato grave, soprattutto se commesso contro l’eucarestia. Non essere sacrilego né contro i sacramenti, né contro le persone consacrate. La simonia (il nome deriva da Simone il mago, che voleva acquistare con il denaro il potere spirituale degli apostoli), cioè la speculazione nella vendita di cariche ecclesiali. “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8).
• Cerca Dio con sincerità di cuore.
L’ateo è colui che vede la vita come un ciclo che finisce senza prospettiva di continuità. È l’orgoglio che alimenta il progetto insano di costruire un mondo senza Dio e contro Dio. Anche se non sempre Dio viene afferrato concettualmente, può tuttavia essere affermato conducendo una vita retta. 

Questa non vuole essere una presuntuosa lezione di catechismo. L’articolo parte da una semplice constatazione: molti di noi, col passare del tempo, dimenticano, anche cose molto importanti. E importanti sono sicuramente i comandamenti, base della nostra fede. Il semplice obiettivo è quello di fare un piccolo “ripasso” accompagnato da una riflessione che ognuno di noi, se vorrà, potrà
continuare in maniera personale.    

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C’era una volta una coppia con un figlio di dodici anni e un asino. Decisero di viaggiare, di lavorare e di conoscere il mondo, così partirono tutti e tre, i genitori a piedi e il bimbo sul loro asino.
Arrivati nel primo paese, la gente commentava: “guardate quel ragazzo quanto è maleducato…lui sull’asino e i poveri genitori, già anziani, che lo tirano”. Allora la moglie disse a suo marito; “non permettiamo che la gente parli male di nostro figlio”. Il marito lo fece scendere e salì sull’asino. Arrivati al secondo paese, la gente mormorava: “guardate che svergognato quel tipo…lascia che il ragazzo e la povera moglie tirino l’asino, mentre lui vi sta comodamente in groppa”. Allora, presero la decisione di far salire la moglie, mentre padre e figlio tenevano le redini per tirare l’asino. Arrivati al terzo paese, la gente commentava; povero uomo! Dopo aver lavorato tutto il giorno, lascia che la moglie salga sull’asino. E povero figlio: chissà cosa lo aspetta, con una madre del genere!”. Allora si misero d’accordo e decisero di sedersi tutti e tre sull’asino per cominciare nuovamente il pellegrinaggio. Arrivati al paese successivo, ascoltarono cosa diceva la gente del paese: “sono delle bestie, più bestie dell’asino che li porta. Gli spaccheranno la schiena!”. Alla fine decisero di scendere tutti e camminare insieme all’asino, ma, passando per il paese seguente, non potevano credere a ciò che le voci dicevano ridendo: guarda quei tre idioti; camminano, anche se hanno un asino che potrebbe portarli!”.

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U SAI CHI N’TISI RIRI?
Bella la storia che hai appena letto, vero? E’molto simpatica, sicuramente nata dalla fantasia di qualcuno, ma quanto dista dalla realtà di tutti i giorni? È frequente iniziare una conversazione dicendo “A VUOI SAPIRI L’ULTIMA” oppure “U SAI CHI N’TISI RIRI? ”.
 Spesso, senza neanche un valido perché, ci lasciamo andare al più classico dei passatempo: U CURTIDGHIU!
Ma è giusto? Ognuno di noi sa che non lo è, eppure, nonostante tutto, lo si fa ugualmente con estrema facilità.  Non c’è il rischio che venga criticato il nostro asino, ma tanti potrebbero essere gli spunti di dibattito, dai più banali: abbigliamento, aspetto fisico, linguaggio, abitudini, a quelli veramente importanti: amicizie, famiglia, lavoro, studio, credenze, convinzioni.
Estremamente sintetico ma altrettanto efficace è il nostro proverbio che recita: “U IMMIRUTU IA E VINIA MA U SO IMMU NUN SO VIRIA”.
 Non è giusto lasciarsi andare al pettegolezzo, basta fare una passeggiata e trovare chi  commenta, magari dai  balconi, di qualche vicina. Uomini che, davanti la porta del loro circolo, raccontano dell’assente di turno. Anziani, seduti in piazza, a criticare chi gli è passato d’avanti un istante prima. Bambini che, coalizzati, si schierano contro il più debole del gruppo.
Banale dirlo, ma lo scrivo ugualmente, prima di lasciarci andare a questo esercizio RIFLETTIAMO! Se l’altro appare ai nostri occhi così com’è, ci sarà
una ragione! Ogni comportamento, azione, modo d’essere è il risultato di tutta una serie di fattori che fanno di ognuno di noi ciò che siamo, in modo straordinariamente unico,irripetibile. Abbiamo la grandissima fortuna di vivere in un Paese democratico in cui la libertà è alla base di tutto, perciò godiamocela, viviamo liberamente e
 soprattutto lasciamo vivere liberamente, astenendoci da commenti gratuiti che ognuno di noi
può comodamente tenere per sé. In conclusione: gli altri potranno sempre avere un motivo per criticarci o parlar male di noi, è infatti quasi impossibile incontrare la simpatia ed il consenso di tutte le persone che conosciamo durante la vita e nemmeno lo pretendiamo, ma l’importante è vivere facendo cosa ci dice il nostro CUORE e la nostra MENTE.
Diceva Sant’Agostino: AMA E FAI CIÒ CHE VUOI!

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CA FARI TU A TRENT’ANNI?
C'erano una volta due fratelli che volevano andare in un paese lontano per fare fortuna. Quando andarono a chiedere la benedizione del padre, egli gliela concesse e poi suggerì ai due ragazzi di lasciare dei segni lungo la strada percorsa, affinché non perdessero la via del ritorno.
Il figlio maggiore cominciò a tracciare dei segni sugli alberi man mano che proseguiva.
Il più giovane intraprese invece un'altra strada, fermandosi a visitare molte delle case che incontrava, facendo amicizia con i bambini e le loro famiglie. Al ritorno a casa, il padre, dopo averli accolti, chiese ai due figli di mostrargli i segni fatti durante il viaggio.
Il primogenito accompagnò il padre per la strada che aveva percorso mostrandogli tutti i tipi di segni con cui aveva contraddistinto gli alberi; viaggiarono a lungo senza toccare cibo e, infine tornarono a casa a mani vuote.
Quando il padre percorse la strada fatta dal più giovane, lui e il figlio furono accolti
calorosamente da molte delle persone che il ragazzo aveva visitato. Furono trattati come ospiti d'eccezione. Portarono a casa svariati doni.
Allora il padre chiamò a sé i due giovani e disse: "Cari figli, ho visto come vi siete comportati. Ora combinerò un matrimonio per chi di voi si è comportato meglio".
Si rivolse poi al primogenito e disse: "Figliolo, non ti sei occupato delle
persone e hai lasciato segni di nessun valore". Al più giovane invece disse: "I tuoi segni, invece, si
sono rivelati duraturi e belli ovunque tu sia stato". Il figlio minore poteva sperare nel futuro, avere
fiducia, essere ottimista, perché aveva lasciato dei segni che avevano valore. Erano segni costruiti sulla corteccia dell'amicizia, dei legami umani. Egli aveva investito in rapporti umani, non aveva semplicemente scalfito del legno.
La speranza è lasciare segni. E noi abbiamo speranza in Dio perché Egli ha lasciato un segno indelebile, chiaro, inconfondibile: Cristo. Dio si è fatto carne ed ha lasciato un segno nella nostra storia. Un segno che crea futuro.
Un segno che indica futuro. Se percorriamo la strada che Cristo ha percorso, non torniamo indietro a mani vuote. Se seguiamo i segni di Cristo, la nostra vita si arricchisce di speranza, di fiducia.

Cosa vorresti fare da grande?
Questa domanda quando posta ai bambini, mette in moto la loro fantasia; si rifanno ai giochi, a delle figure di adulti che ammirano particolarmente e le risposte sono quasi sempre le stesse: le bambine vorrebbero fare: le maestre, le parrucchiere o , le amanti degli animali, le veterinarie; i bambini invece rispondono “ poliziotti, pompieri, pugili…” e tutto ciò che attiene la sfera della fisicità.
E’ bello essere piccoli nella misura in cui  si ha la capacità di sognare, sognare di essere invincibili e poter fare tutto ciò che si vuole.
Crescendo questa domanda assume più i toni di una minaccia : Che cos’è che vuoi fare tu da grande, eh?  Ca fari tu a trent’anni?
Con gli anni cambiano tante cose, facciamo esperienza dei limiti personali e della società, si prende consapevolezza di avere molte responsabilità e a volte anche sognare diventa impegnativo.
Sono tanti i ragazzi che studiano, lavorano per mantenersi l’università oppure restano a casa sulle spalle dei genitori.
Tutto questo determina un preoccupante ritardo, si ritarda l’ingresso nel mondo del lavoro professionale ( per cui si studia per 5-6 anni ), ritardo anche nella costruzione di una propria famiglia.
Oggi noi giovani siamo alle prese con tante, troppe difficoltà; è facile perdersi perché si crede di non avere più una meta, un obiettivo da raggiungere.
Si crea così una “profezia autoverificantesi”: non si crede più nel futuro, nei sogni e lo stato d’animo d’angoscia diventa determinante , non si riesce a vedere uno spiraglio di luce ed ecco che la situazione per cui eravamo preoccupati si realizza realmente. Noi giovani cristiani e credenti però abbiamo una marcia in più:
” I giovani si stancano e si affaticano,
gli adulti inciampano e cadono,
ma quelli che sperano nel Signore
rinnovano le loro forze,
mettono ali come aquile,
corrono senza affaticarsi,
camminano senza stancarsi “
                                              ( Isaia 40,30)

Quello che ci deve sostenere è la fiducia in Dio; perché se crediamo in Lui e speriamo in Lui ci rendiamo conto che ci sono cose che arrivano e passano, ma servono a fortificare la fede.
Dio è colui che non delude mai e dona sempre più di quanto promette.
Vivere ogni giorno, ogni momento difficile con l’animo giusto, con gioia, col sorriso che rende tutto meno spiacevole.

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L’EDEN DI CEMENTO
<<Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare >>.  Sradicato ogni sorta di vegetale ricoperto di colate di cemento uniforme, piatto, monotono,con un colore immune ai cambi di stagione. Città dove l’unico albero è al centro di una piazza rinchiuso da una piccola circonferenza di muro a secco, prigioniero di se stesso, corazzato contro il  traffico delle strade, cibato della terra   rimanente, poca, ma bastante a contrastare il manto grigio. “Il muro a
secco” che   prima aveva la funzione di disegnare i confini dei poderi dei signori paragonato ad una  ragnatela o ad un serpente contorto che scende e sale per le valli adesso non è che una  triste cornice quadrata al centro della quale non troveremo più alberi di carrubi o ulivi secolari  che con le loro chiome voluminose cambiano acconciature e colori nel corso dei mesi ispirando la  poesia dell’uomo ma ville uniformi, piatte, monotone. Poi la moda di  illuminare l’ultimo albero superstite. Basta percorrere il tragitto Marina di Ragusa - Ragusa per rendersi conto di quanto la colata di cemento si stia espandendo,non esistono più le leggi sulla tutela del territorio?
Per non parlare delle spiagge dove gli chalèt ogni anno spesso camminano conquistando la naturale sabbia. Costruzioni vicinissime al mare, sorte di “casermoni” che pretendono di sostituire con la loro altezza e larghezza l’immensità del mare. Che 100 anni fa le case fossero costruite abusivamente ne abbiamo preso atto e ne piangiamo le conseguenze, ma che ancora oggi tutto ciò ci lasci indifferenti  fa veramente paura. Che sia il dio denaro, a farci dimenticare che questa Terra sulla quale abitiamo per un centinaio di anni non sia per niente nostra e che i prossimi ospiti, parliamo dei vostri figli, nipoti saranno testimoni e custodi dell’orrore che abbiamo lasciato. Ricordiamoci che greci, arabi, normanni, spagnoli hanno passeggiato sulle nostre spiagge e hanno ammirato non le fantastiche architetture ma la semplice natura, «Hanno occhi e non vedono hanno orecchi e non sentono…, non possiamo servire Dio e mammona».

Questa poesia dà voce, ad uno tra  gli  alberi posti
al centro  delle  piazze di Ragusa, circondato  da
un piccolo  muro a secco a contrastare il cemento
che lo circonda.

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U trofeu ra città
  
Sulu ni sta piazza ri cimientu,
ciusu na ciusa.

Picca a  Terra, picca u spaziu,
picca a  luci tuttu u iurnu,
e a sira n’faru o puostu ro re suli.
Acqua tutti i iorna
na suca o puosto ro ciantu ro cielu.

Sulu ni sta piazza ri cimientu,
ciusu na ciusa.

Capidi sfoltiti tutti i misi.
U parrucchieri giardinieri mi leva l’unicita’,
eppuri, arristai unicu na sta piazza.
Cu sugnu iu cu sta parrucca?
Cu sugnu iu virdi nmienzu stu mantu grigiu?

Sulu  ni sta piazza ri cimientu,
ciusu na ciusa.

Mi spudghai ro sciauru re mo stissi sciuri
e mi vistì ri fumu scuru.
Mi privai  ro cantu ri l’Eden
po scrusciu ra città.
Trofeu superstiti illuminatu,
ciutuostu ca albiru  ncontaminatu.

Carola – (IV Elementare)

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Le formiche silenziose
<<Va dalla formica, o pigro, guarda le tue abitudini e diventa saggio. Essa non ha né capo, né sorvegliante, né padrone, eppure d’estate si provvede il vitto, e al tempo della mietitura accumula il cibo>> (prv 6,6-8). Come una piccola formica , lavora silenziosa da  40 anni la signora Mancarella, oggi aiutata da un’altra formica operaia, Gianni Occhipinti. Vestire i bisognosi non solo degli abiti ma di Cristo, di una parola di luce, di speranza. Aiutare i bisognosi. Ma qual’è il volto del bisognoso di oggi? Non ha la lebbra e non ha sete d’acqua, né fame di cibo, è solo bramoso di Dio. Spesso il volto di chi ha il coraggio, si il coraggio di bussare, di chiedere, ha una pelle più scura della nostra, è   un extracomunitario in terra straniera ma può essere anche il nostro vicino di casa, si sente solo e si domanda se riuscirà non solo a sopravvivere ma a vivere. Nota che gli sguardi della gente lo evitano, si sente imbarazzato quando chiede per la prima volta i vestiti, ma  << come  strumenti del signore>> le formiche cercano di metterlo a proprio agio. Chiedono dei vestiti e intervengono cercando tra i sacchi ammassati per mancanza di spazio, di armadi, di persone disposte a servire a lavare i piedi come ha fatto Gesù con i discepoli. Il laboratorio delle formiche è piccolissimo, buio e provvisorio, ma il loro sorriso accogliente fa da luce alla stanza, la fatica di prendere i vestiti dai contenitori, selezionarli, in vestiti per donne, per uomini, per bambini, per neonati svanisce per la gioia di servire. La formica regina ha una capacità in più delle formiche operaie, conosce i cuori, le esigenze, le paure degli indossatori; sa che un bambino extracomunitario in una classe di siciliani non può sentirsi diverso, che chi lavora nelle serre ha determinate esigenze, ma c’è anche chi chiede un vestito per la comunione, chi un abito da sposa, chi un corredo per un bambino appena nato, chi delle scarpe per lavorare. Ci avevate mai pensato che qualcuno potesse avere bisogno di quello che per noi è scontato? I vestiti vengono anche mandati in Argentina, in Messico, Congo, Polonia, Russia, Romania; ma anche in altre città italiane: Padova, Bologna, Agrigento, Catania.
L’umiltà, la Parola di Dio, ma soprattutto la fede nella provvidenza di Dio rende queste formiche ideali strumenti di Dio perchè<<noi che siamo i forti abbiamo il dovere di sopportare l’infermità dei deboli, senza compiacere noi stessi>>(Rm15,1-2). Tutti possiamo essere utili a questo servizio, possiamo aiutare ad ordinare i vestiti, servire le persone, ma anche semplicemente trovare armadi, dare in prestito un locale. Se siete dei muratori, idraulici, pittori potete contribuire con la vostra professionalità aiutando queste famiglie, ma soprattutto possiamo evitare di buttare i vestiti in buone condizioni, le scarpe, passeggini e giocattoli.. Non facciamo tacere la nostra coscienza, tutti possiamo essere utili, non facciamo finta di non aver letto. Vi aspettano anche se non conoscono ancora il vostro nome.
Piero Ferrera

MARINA DI RAGUSA


Mi ha fatto innamorare
la tua sabbia dorata
quando l’onda accarezzava
la tua riva bagnata

Disteso verso il mare
sei tu paese d’inverno addormentato
…seconda metà della mia vita

Dolce il tepore dai
del tuo mite clima
a noi che in te viviamo
la tua natura amica

Col sol leone asciughi
le mie ossa stanche
vivendo per due mesi intensamente

Per ritornar serena in autunno,
e come una gatta fai le fusa
dolce e tranquilla Marina di Ragusa.
Luppi Dante(Walter)


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“A SQUATRA”
Vi siete mai chiesti chi sono tutti quei ragazzini, alcuni anche un po’ più grandi, che durante alcune funzioni, soprattutto la domenica, vedete sull’altare accanto al sacerdote? Semplice vero!lo so che lo sapete, I CHIERICHETTI!
Ma in effetti chi sa fino in fondo chi è il chierichetto? Dal Concilio Vaticano II, il chierichetto prende il nome di MINISTRANTE che, in latino, vuol dire “colui che serve”.
Nella nostra parrocchia è attivo un bel gruppo ministranti aperto a chiunque voglia unirsi a questa “bella esperienza” che, oltre ad “aiutare” durante le celebrazioni, si pone anche altri obiettivi.
La loro presenza sull’altare non va intesa come un aiuto materiale al sacerdote attraverso piccoli gesti. La loro presenza in quel luogo ed in quel momento va ben oltre: una partecipazione più attiva, ci si avvicina  di più  al momento della funzione religiosa.
Troppo spesso però ognuno di loro, grande o piccolo che sia, subisce suo malgrado i giudizi poco generosi degli altri, per lo più di coetanei, che mossi da non so bene quale ragione (forse non la sanno neanche loro), dedicano parte del loro tempo a deridere questi “piccoli coraggiosi” che manifestano in modo evidente l’impegno nella loro comunità e verso Dio.
I ragazzi: Salvo, Francesco, Davide, Stefano, Guglielmo, Antonio, Marco, Biagio, Federico, Alessandro, Peppe, Luca, Carmelo, Dario, Dylan, Micol,  Gabriele, Federico, Peppe, Marco, Partecipano ad un’attività che non si esaurisce nel momento della celebrazione. Quello dei ministranti è un gruppo che si riunisce settimanalmente e che si pone l’obiettivo di una crescita individuale e collettiva, ispirati da valori cristiani, alternando momenti di riflessione a momenti anche di sport.
La riunione si vive con gioia, allegria ed entusiasmo, cercando in maniera semplice e vivace di conoscersi e di conoscere di più Gesù, un’ occasione di scambio reciproco per una crescita morale e spirituale ispirata a valori certi: Dio.
• 23-maggio, celebrazione in chiusura dell’anno catechistico 2007-2008. Partecipazione modesta,anche se si aspira sempre ad una presenza totale dei ragazzi e dei genitori, se non altro perchè ci si è persi un momento di preghiera collettiva e se vogliamo anche di catechismo famigliare. Imparare a pregare non solo per se stessi, ma per l’intera famiglia, recitare il Santo Rosario ogni giorno tutti insieme a casa; questo è stato l’invito da parte di padre Mollica e delle catechiste. La coroncina del rosario, dono di Maria, come scudo, corazza e difesa per tutte le tentazioni a cui tutti siamo soggetti, il male non agisce di certo in modo esplicito e visivo, ci aggira, si veste di innocenza, non è sospettabile, ecco perchè durante il mese della Madonna, con la M maiuscola (così come l’hanno creata con fiori i genitori presenti), chiediamo  protezione attraverso l’intercessione di Maria che ha già schiacciato il serpente,il male. E’ stato ricordato inoltre che è molto facile in questo periodo immaginarsi DIO ironicamente con “le pinne,fucili ed occhiali”;Dio non va in vacanza così come le mamme non smettono di prendersi cura dei figli anche se ci sono 40 gradi all’ombra,così come i dottori non si dimenticano dei malati. Dio non si dimentica di noi,non dimentichiamoci di LUI.


UNA TORTA MAGICA

Ora vi insegno la ricetta
per una torta davvero perfetta.
Prima cosa mescolate
un bel chilo di risate,
un bicchiere di canzoni
e una tazza di emozioni,
tre cucchiai di carezze
e una punta di tenerezze.
Quando tutto è amalgamato,
con dolcezza va scaldato,
spolverato di risate
e gustato con chi amate.
Luppi Dante(Walter)

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A PAGINA RO TIEMPU PERSU

I MINIMINAGGHIE

 C’è ‘na cosa comu n’arancia
‘a mannu ‘n francia
‘a mannu ‘n Turchia
ma eni sempri ccu mmia   
 Ci rugnu ‘n vasuni e ci sucu i vuredda   

 Iavi l’ali e nunn’è aceddu
Nunn’havi ossa ù puvireddu
Sona a trumma e nunn’è trummitteri
Leva sangu e nunn’è varberi   

  E’ cciu aruci rò meli e nun si mancia  

SE ANSIERTI…..

La gnà Concetta diede un incarico a Giufà : “ va cuogghi ‘n panaru ri racina e puortilu
o’ mercatu, a vinniratillu”.
Giufà colse l’uva, e intanto pensava che il mondo era bello, e lui era fortunato ad essere
 povero, senza pensieri per la testa.
Riempito un grosso paniere, se lo caricò sulle spalle per portarlo al mercato; la strada era
piena di gente, e a un certo punto un ragazzo gli chiese. “ Giufà , chi puorti nta ‘ssu panaru?”;
Giufà ,allegro di natura e sempre pronto a scherzare , gli rispose “ se ansierti , ti ni rugghiu’na rappa”.
Ovviamente il ragazzo non ebbe difficoltà ad indovinare, e Giufà dovette dargli il grappolo d’uva promesso; la voce si sparse in un baleno e ad ogni passo c’era qualcuno che gli chiedeva cosa avesse nel paniere e lui continuava a dire “ se ansierti ti ni rugnu ‘na rappa”.
Non riusciva a credere che tutti fossero così perspicaci e fortunati da indovinare  cosa ci fosse nel paniere, e finì con l’arrivare al mercato senza un chicco d’uva.     
tratto da: “ Una Ragusa da amare”

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                   Concorsi  estivi
“una lettera a Dio”. I  partecipanti dai
sei  ai  cento anni potranno scrivere una lettera a Dio in tono più o meno confidenziale,  discutendo sugli argomenti a voi più cari.

 “una vignetta per il vostro giornalino”
I partecipanti dai quattro ai cento anni, potranno creare una vignetta, un fumetto satirico, ironico,  o semplicemente descrittivo.

“Poeta incompreso”
I partecipanti possono consegnare una o più poesie a tema libero.

Gli elaborati dovranno essere presentati in sacrestia entro e non oltre il 30 Giugno.  Buon lavoro e buon divertimento

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Il giornalino è consultabile al sito internet www.marinadiragusa.net a cura di Maurizio Caratello & Sebastian cataldo.
Gli articoli di questo numero sono stati curati da:
Valentina Cascone, Salvo Gulino, Laura Dimartino, Luppi Dante(Walter), Lia Gallaro. 
 

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