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Nov
09

CONCLUSO IL NONO HAPPENING DEL TERZO SETTORE

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Ultimo giorno del Nono Happening del Terzo Settore, oggi, all’Hotel Poggio del Sole Resort di Ragusa, l’appuntamento più significativo che tratta di Politica sociale del Mezzogiorno, organizzato da Sol.Co. Catania, rete di imprese sociali, e realizzato in collaborazione con l’Assessorato regionale alla Famiglia, la Provincia regionale e il Comune di Ragusa e con il patrocinio del Ministero del Welfare e del Ministero della Gioventù. Tre giorni intensi con oltre duemila partecipanti, ventinove tra convegni, seminari e workshop, per affrontare in un percorso comune le problematiche che afferiscono al sociale, ma soprattutto per raccogliere le esperienze di ciascuno, metterle in rete, in modo da costruire un patrimonio unico di competenze e saperi. Nel Forum principale di oggi si è discusso di “Partecipazione e bene comune: quale ruolo per istituzioni, economia e Terzo Settore”, alla presenza dell’assessore regionale alla Sanità, Massimo Russo, del capo gruppo del PDL all’Ars Innocenzo Leontini, del presidente del Consorzio nazionale idee in rete, Gianfranco Marocchi, di Marco Musella, della facoltà di Scienze politiche dell’Università Federico II di Napoli, di Maurizio Bernava, segretario regionale della Cisl e di altri rappresentanti del mondo del volontariato e dell’associazionismo che ogni giorno si occupano di sociale e di sostegno ai più deboli. “Sono qui per testimoniare la mia vicinanza nei confronti di chi sta al fianco della gente bisognosa e compie atti d’amore verso i più deboli – ha affermato l’assessore regionale alla Sanità Massimo Russo - e il terzo settore è una forza che fonda il proprio agire sul valore della solidarietà prima di tutto. Sono disponibile ad elaborare proposte assieme a voi – ha detto l’assessore Massimo Russo – voglio dialogare con voi che rappresentate i problemi reali e che potete portare le vostre esperienze frutto di un lavoro costante e quotidiano. Cambiare il sistema - ha continuato Russo – è difficile e comporta resistenze da parte di chi ha degli interessi anche legittimi, ma il cittadino deve diventare protagonista del sistema, che deve essere fondato sulle necessità del cittadino-utente. Non ci sono modelli perfetti, ma tutto deve essere commisurato alle esigenze della comunità. Sono pronto al dialogo e alla dialettica – ha concluso Russo – purché siano leali e onesti”. “Sono stati tre giorni molto interessanti – ha affermato il presidente di Sol.co. Catania Dino Barbarossa - perché abbiamo riscontrato che c’è una necessità di dialogo costante fra tutti gli attori sociali, università, sindacati, associazioni, volontari. Finalmente abbiamo trovato la disponibilità dell’assessore Russo a collaborare assieme per cambiare. Ci siamo aperti alla politica già da quattro, cinque mesi, mesi portando ben quattrocento operatori all’Assemblea regionale lo scorso 6 giugno, incontrando il presidente della Regione, il quale ci ha assicurato disponibilità e apertura al dialogo. Fino ad oggi siamo stati solo ascoltati, ma di quello che abbiamo detto e proposto per fare funzionare questo sistema obosleto, non si è tradotto provvedimenti, nei fatti, come per esempio nuove leggi che riguardano la politica sociale. Dopo le parole dell’assessore Russo che ha assicurato un pieno coinvolgimento dei rappresentanti del Terzo settore nel processo di cambiamento – ha aggiunto Barbarossa – siamo certamente più confortati. Ora è necessario passare ai fatti”. Nel corso del suo intervento Leontini ha sottolineato, rispondendo a Russo, come ci sia la necessità “di scorporare gli ospedali dalla aziende sanitarie perché sono stati indicatori di sforamento di tetti incontenibili. Se questo sistema malato con competenze disordinate è imploso non possiamo mantenerlo, ma dobbiamo favorire un modello che separa committente ed erogatore non comportando disavanzo”. La riflessione di oggi su “Partecipazione e bene comune” trae origine dal cosiddetto “libro verde”, un documento virtuoso che si basa su premesse etiche inconfutabili e che dà centralità alla persona. occorre rispondere ai bisogni, ai diritti dei cittadini, garantire i livelli di assistenza e la piena integrazione. Nel Meridione d’Italia – non fa eccezione la Sicilia - si sta vivendo un periodo di grande travaglio, in cui si avvertono forti tensioni sociali e nel quale si acuiscono i fenomeni di marginalità sociale, non più limitati a specifiche categorie sociali, bensì estesi a molte famiglie oramai a “rischio di povertà”. A tali povertà, si può rispondere efficacemente solo se si orientano le Politiche Sociali alla piena integrazione di tutti i cittadini. Si ha davanti un quadro della situazione molto complesso, rispetto al quale spicca la totale inadeguatezza della classe politica e della burocrazia. Si è riscontrata da parte degli Amministratori e dei funzionari pubblici poca conoscenza e/o attenzione alle problematiche emergenti ed alle esigenze della cittadinanza più fragile. Pur essendo ormai avviato da tempo il dibattito organico e complessivo sulla materia dei servizi socio-assistenziali, che, grazie alla legge 328/2000, di riforma del sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali, è in rapida ed importante evoluzione, nel Sud non si è riusciti ad orientare gli interventi al “principio di sussidiarietà”. Una delle maggiori difficoltà nell’attuazione della Legge 328/00 è la carenza di informazione, di competenze specifiche delle istituzioni e della formazione delle strutture no-profit. Nei Piani di Zona dei Distretti socio-sanitari spesso non c’è corrispondenza tra azioni progettuali e bisogni emersi sul Territorio. Dunque carenza nella organizzazione dei servizi, delle risorse e razionalizzazione della spesa. Neppure i comuni, le province, i distretti socio-sanitari più prossimi ai cittadini riescono ad orientare le politiche sociali ai bisogni degli stessi e disperdono energie e risorse in inutili rivoli e duplicazioni. Anche nel Terzo settore si vive un momento di difficoltà e di disagio, sia per la distanza esistente tra la politica e il mondo sociale, sia per le condizioni in cui si è costretti ad operare, con grave nocumento del ruolo delle organizzazioni sociali e della professionalità e della dignità degli operatori sociali impegnati e della dovuta attenzione ai bisogni dell’utenza e alla qualità dei servizi. Sempre più spesso, infatti, si assiste alla sospensione dei servizi essenziali da parte degli Enti locali o ad impressionanti ritardi di pagamento, nei confronti degli enti sociali erogatrici dei servizi e questo comporta gravi danni alla promozione umana. I bilanci di previsione e le politiche di gestione, lungi dall’essere attenti alle esigenze dei cittadini più deboli e lungi dall’essere stati confrontati con gli organismi del terzo settore, prevedono spesso, costanti “tagli” alla spesa sociale, senza avere indicato in che modo l’aumento dei bisogni possono essere soddisfatti con minore risorse. In tal mondo si è messo a rischio l’erogazione di servizi essenziali per la cittadinanza. Il libro verde può costituire l’elemento di rilancio e l’avvio di una concreta fase di welfare comunitario che avvii un dibattito formativo, organico e complessivo sulla materia dei servizi socio-assistenziali e socio-sanitari che, grazie alla legge 328/2000, è in rapida ed importante evoluzione. Alle sfide proposte dalle nuove povertà, c’è bisogno di rispondere con maggiore flessibilità e con spirito di innovazione, coinvolgendo nella programmazione e nella gestione le forme organizzate di cittadinanza. Occorre, altresì, pensare all’efficacia degli interventi, puntando a forme di qualificazione dei soggetti gestori ed a formule per la valutazione dell’efficacia e dell’efficienza dell’intervento, del rapporto costi – benefici e del soddisfacimento del cittadino. In questa direzione, negli ultimi anni, raramente si sono sperimentate formule nuove di accreditamento del terzo settore nei servizi alla persona. È necessario coinvolgere sempre più organizzazioni del privato sociale nei dibattiti sui programmi e sulle forme di gestione dei servizi socio-assistenziali, allargando i tavoli programmatici e tematici che ad oggi sono rappresentativi di pochi “interessati”. È comunque importante sottolineare la necessita che il cittadino diventi il vero protagonista nella qualificazione dei servizi che riceve. Per il Mezzogiorno, occorre rilanciare una politica sociale adeguatamente programmata e condivisa, per evitare una deriva sociale e per rispondere efficacemente alle sfide proposte dalle nuove povertà, sono quelle che coinvolgono nella programmazione e nella gestione, le forme organizzate di cittadinanza Una politica che si rispetti deve lavorare perché cresca in tutti i cittadini la cultura del bene comune da conseguire, da promuovere e da condividere. Quando la ricchezza si concentra nelle mani di pochi il rischio che ne può derivare è quello di una forte distorsione sociale e con tutte le conseguenze facilmente immaginabili. In questo quadro, il terzo settore svolge un’azione insostituibile per la promozione umana e per la concreta attuazione di qualsiasi programma di Welfare. Sono stati tre giorni intensi con oltre duemila partecipanti, ventinove tra convegni, seminari e workshop, per affrontare in un percorso comune le problematiche che afferiscono al sociale, ma soprattutto per raccogliere le esperienze di ciascuno, metterle in rete, in modo da costruire un patrimonio unico di competenze e saperi: ciascuno ha un ruolo diverso, ma tutti sono attori di un’unica sinfonia, artisti di un’unica orchestra.

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