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L´università non esisterà più in provincia. Il presidente del consorzio Mauro chiede i danni
Non ci saranno più corsi di laurea a Ragusa, Modica e Comiso. Monta la protesta degli studenti, che si sentono traditi
L’università di Catania abbandona la provincia di Ragusa. Il senato accademico ed il consiglio di amministrazione dell’ateneo catanese hanno formalizzato quanto si temeva da qualche settimana. Dal prossimo anno chiudono Lingue, Medicina, Giurisprudenza ed Agraria anche se gli studenti dal secondo anno in poi potranno continuare a Ragusa.
Il manifesto degli studi relativo all’anno accademico 2009/2010 infatti non prevede iscrizioni al primo anno per le facoltà finora funzionanti a Ragusa. Il rettore Antonio Recca è stato chiaro sui motivi della chiusura; il consorzio universitario di Ragusa infatti non ha rispettato gli impegni e non ha fornito garanzie sufficienti rispetto ai debiti pregressi.
Inevitabile per il rettore la chiusura dei corsi ma Giovanni Mauro, neo presidente del consorzio, è furioso: «Chiederemo i danni morali e materiali, il rettore cambi idea entro il 15 giugno o adiremo le vie legali». Mauro pensa anche ad un accordo con un’altra università ma la sensazione è che l’Università a Ragusa ed in provincia sia ormai una questione archiviata. Da un lato per responsabilità degli enti locali che, facendo il passo più lungo della gamba, a Ragusa come a Modica, non hanno pagato perché non hanno potuto far fronte agli onerosi impegni sottoscritti.
Dall’altra la politica dei tagli e della razionalizzazione avviata dal ministro Gelmini che costringe tutte le università ad avviare solo corsi solidi accentrando di fatto nelle sedi principali l’attività didattica e di ricerca. Finisce così la stagione del decentramento e Ragusa paga come altre provincie italiane. Non diverso il discorso di Modica e Comiso, per limitarci alla provincia iblea, dove chiudono economia aziendale e scienze dell’amministrazione ed operatore giuridico di impresa.
Modica ha accumulato ben sette milioni di debito con Catania e la sorte dei due corsi era già da tempo segnata. Quello che gli studenti non si attendevano invece è che , a differenza di Ragusa, dal prossimo anno al S. Martino tutta l’attività si fermerà perché anche gli iscritti al secondo e terzo anno dovranno andare a Catania. Gli studenti tuttavia non si rassegnano. Il sindaco Antonello Buscema arranca e tenta invano di mettersi in contatto con il rettore per salvare il salvabile; la transazione auspicata dal sindaco e il pagamento del debito restante con la vendita di alcuni immobili comunali sono destinate a naufragare pur se gli studenti tengono duro; loro hanno regolarmente pagato le tasse per seguire le lezioni e dare gli esami a Modica.
Trasferirsi a Catania si tradurrebbe in un pesante aggravio di spese, senza contare che parecchi studenti universitari non possono muoversi perché sono anche lavoratori e padri di famiglia. Nel corso dell’assemblea aperta di ieri nei locali dell’ex ospedale San Martino a Modica Alta si è paventata anche l’occupazione a tempo indeterminato dei locali e del comune stesso. Ogni decisione è stata comunque rinviata a giovedì. Gli studenti intendono difatti far sentire la loro voce nella seduta del consiglio comunale convocata per domani sera, chiedendo fin da ora una seduta aperta della civica assise, per fare fronte comune ed indurre magari il rettore dell’ateneo catanese a tornare sui suoi passi.
Nel frattempo due consiglieri comunali, Diego Mandolfo di Mpa e Giorgio Zaccaria del Pd, si sono fatti promotori di un’interrogazione urgente rivolta proprio al presidente del consiglio comunale Paolo Garofalo, affinché vengano sostenute le esigenze degli studenti.
