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Giu
10

Congresso internazionale Clandestini, salute e ritorno

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Un "passaporto sanitario", con informazioni mediche scritte anche nella lingua del Paese d´origine, che segua gli immigrati irregolari in partenza da uno degli Stati membri dell´Ue nel momento del rimpatrio.

E´ una delle principali proposte da discutere nel congresso internazionale "Clandestini, salute e ritorno" che, organizzato dall´Unita´ locale socio sanitaria 20 di Verona e dall´Ausl 7 di Ragusa sotto l´egida dell´Unione europea e dell´Iom, organismo Onu per l´immigrazione, si svolge nell´Hotel Terraqua di Marina di Ragusa da oggi a venerdì.

Il congresso, cui interverranno esperti provenienti da 17 Paesi, rappresenta innanzitutto la final conference del progetto He.re. (healt and return, ossia salute e ritorno) cofinanziato dalla Direzione generale Giustizia, Liberta´ e Sicurezza della Commissione Europea nell´ambito del piu´ ampio programma Return teso a migliorare la gestione dei rimpatri da parte degli Stati membri, rafforzando cooperazione e solidarieta´ con i Paesi nei quali avviene il rimpatrio. Il progetto He.re., condotto per due anni dall´Ulss 20 di Verona in collaborazione con l´Ausl 7 di Ragusa e con altri importanti partner - l´Iom, l´Ausl di Ferrara, la Caritas bulgara, il Cid (Centro investigativo per lo sviluppo) spagnolo, l´autorita´ sanitaria greca della Macedonia e l´Universita´ danese di Aarhus - si propone di individuare le buone prassi sanitarie europee nei rimpatri, con un occhio particolare a donne, bambini, anziani e disabili.

Tra gli interventi piu´ attesi del congresso, che si concludera´ con la firma di un documento sulle buone prassi e di un report da sottoporre all´Ue, ci sono quelli di David Reisenzein, capo unita´ del Quartier generale viennese dell´Iom, Gergely Bajnoczi, capo della Polizia di frontiera ungherese, Tahar Cheniti, direttore della Croce rossa tunisina e del professor Istvan Szilard, ungherese, docente di malattie dell´immigrazione. Dei risultati di He.re. parleranno poi Luigi Bertinato dell´Asl di Verona e Cristina Benedetti Project manager Servizio rapporti sociosanitari internazionali dell´Ulss 20.

Un progetto in cui l´esperienza siciliana ha avuto un ruolo di primo piano, come dimostreranno gli interventi del questore di Ragusa Giuseppe Oddo, del medico del Cpa di Pozzallo Vincenzo Morello e di Fulvio Manno, direttore generale dell´Ausl 7 di Ragusa. Un´ Autorita´ sanitaria all´avanguardia in Italia in materia di immigrazione: fra i servizi offerti figurano infatti cliniche per le cure sanitarie di base anche agli irregolari, convenzioni con Medici senza frontiere per la previsione di specifici interventi medici sui migranti e soprattutto con un Ufficio di mediazione culturale estremamente efficiente.

LA CRONACA DELLA PRIMA GIORNATA DELLA TRE GIORNI DI LAVORI
La grande operazione con cui ieri è stata sgominata un’organizzazione criminale che ha portato in Europa 5000 migranti in tre anni è stata al centro dei commenti della prima giornata del congresso internazionale «Clandestini, salute e ritorno», organizzato nell´Hotel Terraqua di Marina di Ragusa dall’Ulss 20 di Verona e dall’Ausl 7 di Ragusa sotto l’egida dell’Unione europea e dell’Iom, organismo partner dell’ Onu per l’immigrazione.

A parlarne sia il direttore generale dell’autorità sanitaria iblea Fulvio Manno sia, intervistato dai giornalisti, il , capo della Polizia di frontiera ungherese Gergely Bajnoczi.

«Ci sono due grandi problemi – ha detto Bajnoczi - dietro quella tratta: il primo è umanitario e riguarda la situazione del popolo Curdo, il secondo, cui congressi come questo potrebbero cominciare a dare una risposta, è quello della necessità di una maggiore collaborazione tra le varie nazioni, in questo caso Turchia e Grecia, che causa problemi anche di riammissione nei Paesi d’origine».

E di collaborazione, soprattutto in materia sanitaria, tra l’Europa e i Paesi da cui arrivano i migranti si parlerà nei tre giorni del congresso, come ha sottolineato Luigi Bertinato, dell’Asl 20 della Regione Veneto, capofila del progetto He.re..

«Il progetto – ha detto - di cui il congresso rappresenta la final conference, è nato da un bando eruopeo del 2006 grazie a cui abbiamo potuto confrontare le strategie socio-sanitarie in atto a Verona e in Veneto per l’assistenza agli immigrati provenienti prevalentemente dall’est e che oramai costituiscono il 10% della popolazione, con quelle dell’Ausl 7 di Ragusa, con migranti provenienti in prevalenza dal Mediterraneo. Ne è scaturito un modello di lavoro che stiamo proponendo all’Europa per essere inserito nelle raccomandazioni finali del progetto, che già contengono le esperienze dei partner provenienti da altri sedici Paesi, tutti presenti al congresso».

A chi mostrava curiosità per il sodalizio stretto tra un’azienda sanitaria siciliana e una del nord Italia, Manno ha spiegato come la Ausl di Ragusa abbia «un rapporto di collaborazione privilegiata non solo con l’Asl di Verona, ma anche con l’Azienda di Asolo. E ciò perché la nostra realtà, per modelli socio sanitari, è molto vicina a quella veneta».

«Come Ausl 7 – ha aggiunto - ci siamo sempre ispirati ai principi costituzionali nel dare assistenza alle persone immigrate, a prescindere dalla regolarità della loro posizione. Questa linea, oltre a garantire il rispetto dei diritti umani, rappresenta anche un tributo doveroso a tutte quelle comunità straniere presenti legalmente in Italia, in un’ottica di rispetto, di piena integrazione e di civiltà».

Di diritti umani ha parlato in particolare, entrando nel merito dei temi del congresso, David Reisenzein, capo unità della missione viennese dell’Iom. «Dobbiamo fare di tutto – ha affermato - per garantire i diritti umani ai migranti e quello alla salute è un diritto fondamentale, da rispettare soprattutto in caso di espulsione. Ma anche nel rientro volontario dobbiamo farci carico, nell’ottica della salvaguardia dei diritti umani, di seguire la reintegrazione anche sotto il profilo sanitario. Nei Paesi europei il migrante può accumulare una ricca storia clinica con informazioni che potranno risultare utilissime nei Paesi d’origine. Per questo potrebbe essere auspicabile la creazione di un passaporto sanitario, con informazioni mediche scritte in inglese e nella lingua del paziente, che segua il migrantre nel momento del rimpatrio». il congresso proseguirà domani con i lavori delle commissioni specialistiche.

Corrierediragusa.it

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