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Formazione: personale in esubero, si studiano forme per anticipare il pensionamento
L’ultima inchiesta sulla Formazione professionale in Sicilia è di questi giorni, porta la firma di Giacinto Pipitone del Giornale di Sicilia e ci regala molte sorprese. Emergono dati sul numero del personale che si occupa della formazione nell’isola che neanche il governatore Raffaele Lombardo conosceva.
Gli enti formativi, fra storici e di nuova immatricolazione, sono circa 200. Il personale, arrotondando per eccesso, è così suddiviso: amministrativi 3.200; docenti 3.050; sportellisti 1.700; obbligo formativo (gestito dagli enti cattolici) 1.300. Totale 9.200. Il governatore Lombardo era convinto che il personale della formazione non superava le 6.500 unità, invece ce ne sono quasi 3 mila in più.
Adesso la Regione, mentre si discute dell’ennesima riforma, per tagliare drasticamente i costi che incidono fortemente sul bilancio, oltre al blocco del turn over sta per correre ai ripari sottoscrivendo un accordo con i sindacati che prevede il non pagamento degli stipendi a chi ha già maturato i requisiti per andare in pensione, ovvero i 60 (donne) e 65 (uomini) anni di età. La cosa ha messo un po’ di subbuglio.
«Non si pensi ai licenziamenti - precisa la dirigente Patrizia Monterosso - gli enti se vogliono, a loro discrezione, potranno mantenere il personale già pensionabile, a condizione che lo retribuiscano a proprie spese e non più a carico della Regione». Un modo garbato per scaricare gli over 60 restiti a lasciare il servizio e che nessuno vuole più mantenere, considerato che quasi tutti gli enti della formazione siciliana hanno già da tempo raschiato il fondo del barile.
L’affermazione della dirigente Monterosso ha suscitato molte preoccupazioni e un’infinità di ricorsi legali, specialmente fra chi ha maturato il requisito pensionistico e vorrebbe rimanere ancora in servizio in virtù di una legge nazionale che stride con la norma regionale. Una querelle che si sta disputando nelle aule dei tribunali.
Diverso il ragionamento per coloro che ancora non hanno raggiunto il limite dei 60/65 anni e nemmeno maturato il requisito pensionistico. Nel mese di ottobre, assessorato e sindacati hanno stipulato un accordo che prevede prepensionamenti incentivanti, i cosiddetti scivoli anticipati per sfoltire un organico che negli ultimi anni s’è gonfiato a dismisura e ora sta creando problemi di sopravvivenza a chi è lontano dall’età pensionabile.
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