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Consiglio comunale aperto sul piano paesistico: troppo dibattito ma nulla di concreto. Dipasquale conferma il "No"
Il dibattito sul piano paesistico continua ma non approda a nulla di concreto. Anche la riunione del consiglio comunale aperto convocato nell’auditorium Cartia della Camera di Commercio non è servito ad entrare nello specifico del tema. Il sindaco Nello Dipasquale ha ancora una volta ribadito la sua posizione affermando che il piano è calato dall’alto, che non rispetta le aspirazioni del territorio, che rischia di bloccare lo sviluppo; il primo cittadino ha anche contestato, pur non facendo mai specifico riferimento, le valutazioni di Legambiente che ha assunto una posizione del tutto opposta a quella di Di pasquale; Claudio Conti a nome dell’associazione ha parlato infatti dei vantaggi del piano si per gli agricoltori che potranno sviluppare anche attività turistiche sia per la conservazione delle peculiarità del paesaggio ibleo.
Il rappresentante di Legambiente ha anche attaccato i comuni e la provincia affermando che i loro delegati non si sono mai presentati alle diverse riunioni che si sono tenute proprio per discutere del piano. «Il futuro non può essere deciso da un burocrate palermitano» ha affermato Di Pasquale che si è ben guardato di entrare nel merito delle questioni sollevate dal piano. Così come non lo hanno fatto gli altri intervenuti, pur se Giovanni Avola, segretario Cgil, ha annunciato alcune proposte di modifica che il sindacato sta elaborando. Rosario Alescio, presidente dell’Asi, ha cercato di volare alto e di investire imprenditori, politici ed amministratori del loro ruolo «Vorrei capire –ha detto- quale modello di sviluppo intendiamo seguire come classe dirigente. In questo piano paesistico mi pare manchi l´anima della nostra politica.
Uno strumento che cade senza dubbio dall´alto e che lede le prerogative del nostro territorio. Mi auguro che attraverso un impegno comune si possa tornare a decidere da soli la strada da percorrere per il nostro sviluppo. Basta con le polemiche e cerchiamo di recuperare le possibilità di sviluppo che sono presenti». Alla fine della lunga seduta non ci sono stati né passi avanti né indietro; ognuno è rimasto sulle proprie posizioni ma per incidere la classe politica dovrà abbandonare vittimismi e proteste e cominciare ad essere propositiva con i fatti, elaborati tecnici e documenti.
GLI AMBIENTALISTI SI RIVOLGONO ALL´UNESCO
Sul piano paesistico è scontro totale. Sei associazioni ambientaliste si appellano all’Unesco mentre sindacati, amministrazioni e parlamentari chiedono la revisione del provvedimento firmato dall’ex assessore regionale al territorio Armao. L’iniziativa di Italia Nostra, Cai, Lega Ambiente, Cirs, Fai, e Tto ha rotto gli equilibri in provincia e sda tanto di braccio di ferro. Da Ragusa è infatti partito un appello ai commissari Unesco per segnalare che le trivellazioni ed altri possibili interventi potrebbero mutare la connotazione del territorio.
Se è infatti vero che il riconoscimento Unesco di otto anni fa è arrivato per le chiese ed i monumenti barocchi è anche vero che anche la tutela dell’ambiente circostante, così come la cura delle città e l’attenzione per i beni materiali ed immateriali concorrono per meritare l’inclusione nella Unesco World Heritage List. La campagna iblea, caratterizzata da muri a secco, carrubbi, prati e ville rischia di scomparire, ribadiscono le associazioni, e nel corso degli anni è sotto gli occhi di tutti il consumo del territorio con maggiore antropizzazione ed insediamenti di ogni tipo, alberghi, villini, aziende, capannoni.
Le preoccupazioni degli ambientalisti non sono campate in aria e devono far riflettere soprattutto se si vuole mantenere l’identità del territorio anche se le richieste avanzate a Palermo di un confronto e di una maggiore attenzione al momento di definire il piano è legittima. Si sono mossi in questo senso i consigli comunali ed in ordine sparso i parlamentari che non sono riusciti ancora a trovare una posizione comune. Il piano paesaggistico e con esso il Parco degli Iblei sono visti come fattore negativo e sicuramente limitativi dello sviluppo soprattutto in relazione agli insediamenti agricoli. Chi ha redatto questi due strumenti di pianificazione del territorio ha pensato alla sua migliore valorizzazione e a preservarne l’identità.
Tra queste due visioni contrapposte si gioca il futuro assetto della provincia ma il punto ineludibile è che uno strumento di pianificazione dovrà esserci ed a questo bisognerà fare riferimento eliminando alla base libere interpretazioni da parte del sindaco, della giunta o del consiglio comunale di turno.
