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Piano paesaggistico: la guerra dei ricorsi
L´assessorato regionale ai Beni culturali e la Soprintendenza hanno proposto appello, con richiesta di sospensiva, dinanzi al Consiglio di giustizia amministrativa avverso la sentenza con cui il Tar l´1 settembre scorso ha annullato il decreto assessoriale del 10 agosto 2010, di adozione del Piano paesistico.
Il ricorso di Regione e Soprintendenza è stato notificato al Comune il 14 ottobre scorso. La giunta municipale, il 15 ottobre, perciò, ha autorizzato il sindaco Nello Dipasquale a resistere in appello dinanzi al Cga. L´esecutivo ha deciso di affidare all´avvocato Angelo Frediani, già al vertice dell´ufficio legale e da qualche mese in quiescenza, di rappresentare il Comune nel giudizio dinanzi al Cga. Sul Piano paesistico, dunque, è di nuovo braccio di ferro tra il Comune (che sarà sicuramente supportato da tutti gli altri attori coinvolti), da un lato, la Regione e la Soprintendenza, dall´altro.
I ricorrenti hanno ribadito «la regolarità della procedura adottata», escludendo che «le misure interdittive o di salvaguardia adottate con il Piano richiedano particolari atti partecipativi». Regione e Soprintendenza, altresì, ritengono inammissibile il ricorso che il Comune aveva presentato dinanzi al Tar perché proposto contro «un atto non definitivo e perché l´ente non avrebbe un interesse qualificato da tutelare, avverso le misure interdittive contenute nel piano».
Quanto al merito del provvedimento del Tar, Regione e Soprintendenza contestano che gli strumenti in questione debbano essere «assoggettati alla "Vas" perché non determinano alcun impatto significativo sull´ambiente e sul patrimonio culturale, ma sono preordinati a dettare un quadro conoscitivo ed una normativa di riferimento per l´attività di tutela, eminentemente conservativa, dei valori paesaggistici presenti nell´ambito pianificato».
Ragioni, invece, che vengono "disconosciute" dal Comune che ribadisce come il «procedimento di concertazione del contenuto del Piano debba essere svolto con l´effettiva partecipazione della comunità locale» e la necessità che «il contenuto del documento programmatorio non sia imposto verticisticamente dalla Regione, ma sia il risultato e la sintesi tra le esigenze della collettività e della produzione agricola, con la tutela del paesaggio e la conservazione del patrimonio culturale del patrimonio ibleo».
