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Apr
15

Ri unni Sciuscia u Vientu?

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ImageParrocchia di S.Maria di Portosalvo n°1 Marzo 2008

Il parroco
Con gioia grande, saluto questo primo numero del giornalino parrocchiale che il gruppo giovani della
nostra parrocchia vuole con impegno ed entusiasmo donare a ciascuno di noi.

Parrocchia di S.Maria di Portosalvo n°1 Marzo 2008

Il parroco
Con gioia grande, saluto questo primo numero del giornalino parrocchiale che il gruppo giovani della
nostra parrocchia vuole con impegno ed entusiasmo donare a ciascuno di noi. Si avverte forte il bisogno,
infatti, di avere un mezzo di collegamento fra tutti noi e gli amici che frequentano la nostra chiesa solo
in alcuni periodi dell’anno. Tutti siamo chiamati alla condivisione, al confronto, alla crescita umana e cristiana.
Non si vogliono certamente deludere sul nascere le legittime aspettative di chi spera in un prodotto
editoriale perfetto, dobbiamo solo dare la dovuta fiducia ai collaboratori di questo giornalino ed aspettare
che questa esperienza si consolidi sempre più. Certamente tutti daremo il nostro supporto per la buona
riuscita ed il prosieguo di questa lodevole iniziativa.

sbarcammu
E già…, “Ri unni sciùscia u vientu”?
Questa è la domanda fondamentale che, a mio
parere, ognuno di noi si è posto almeno una volta
nella vita, in realtà anche molto più di una volta.
Questa domanda coinvolge pure tutti noi che scriviamo
e leggiamo.
Ovviamente nessuno vuol sembrare talmente presuntuoso
da rispondere ad una domanda così impegnativa,
men che meno chi scrive!
Ma “Ri unni sciùscia u vientu”?
Il nostro giornale si pone semplicemente l’obiettivo
di diventare, oggi con la prima uscita ma speriamo
per molto tempo ancora, spunto di riflessione per
chiunque voglia leggerlo.
Il titolo in siciliano perchè è un linguaggio distintivo
che unisce tutta la comunità dai zero ai cento anni,
il dialetto ci permette di andare dritti al punto, “ i
cosi quannu sana diri sana diri!”
Riflettere. Questo è e sarà l’imperativo del nostro
giornale.
Ma ancor meglio riflettere liberamente.
Analizzare ciò che accade oggi, tenendo sempre
presenti i nostri valori fondamentali. Quei valori
che, ogni donna e uomo dotato di intelligenza, riconosce
come universali e sempre attuali.
Libera-mente perché quella che leggerete sarà una
scrittura senza vincoli, pregiudizi o schemi mentali
precostituiti, in modo che le riflessioni che ne deriveranno
portino ad una mente-libera, ad un pensiero
che giunga a delle conclusioni non perché si
è “sentito dire” (motivo molto di moda nel nostro
paesino) ma perché è frutto di analisi e meditazione.
In conclusione, senza volare troppo in alto, il giornale
vuole “presentarsi” come un semplice mezzo
di comunicazione e di unione per ogni componente
di questa nostra comunità parrocchiale.
E si…nostra perché di ognuno di noi.
E proprio per questo occorre che tutti Voi interveniate
per le prossime uscite scrivendo o semplicemente
suggerendo.
A questo punto buon “ri unni sciùscia u vientu”a
tutti, e speriamo che siano di gran lunga più forti i
“venti favorevoli”.
PAG. 1
numero 1 - Marzo 2008
San Giuseppe scusami tanto per il disturbo, vorrei
prendermi il lusso di darti del Tu anche se non ci
hanno mai presentato ufficialmente visto i secoli
che ci dividono, ma veniamo al dunque, ho fatto
questo lungo viaggio nel tempo per intervistare un
“vip”che nonostante i 2000 anni non è tramontato.
RISPONDERÒ CON PIACERE ALLE TUE DOMANDE
CON L’UMILTA CHE TANTO MI CONTRADDISTINGUE
SIN AI GIORNI VOSTRI.
San Giuseppe devi sapere che al giorno d’oggi sentire
la voce di Dio fra i rumori della città, della televisione,
tra i ritmi frenetici della routine quotidiana
è quasi impossibile, ma se anche qualcuno dovesse
arrivare a sentire lontanamente la voce di Dio subito
la paura di non essere all’altezza dei suoi grandi
progetti, la paura di non essere compresi dagli altri
ci convince che il fruscìo che abbiamo sentito è
solo un rumore della nostra fantasia e spegniamo
la frequenza di Dio.
PARLANDO TRA NOI POSSO DIRTI CHE QUANDO
MARIA MI DISSE DI ESSERE INCINTA HO DOVUTO
COMBATTERE CONTRO L’ANGOSCIA DEL SOSPETTO
E HO PURE MEDITATO DI LASCIARE FUGGIRE
SEGRETAMENTE MARIA, A QUEI TEMPI SE FOSSE
STATA ACCUSATA DI ADULTERIO AVREBBE RISCHIATO
LA LAPIDAZIONE E GESÙ SAREBBE MORTO.
MA QUANDO L’ANGELO MI È APPARSO TUTTI I MIEI
SOSPETTI SONO CADUTI E NESSUN DUBBIO MI HA
PIÙ ASSALITO. AVREI POTUTO FARMI DISTRARRE
DALLE ALTRE FREQUENZE DELLA VITA MA NON
L’HO FATTO.
Al giorno d’oggi ai bambini si domanda cosa vuoi
fare da grande e loro rispondono nella maggior
parte dei casi il dottore, l’ingegnere, il professore
no guadagna troppo poco, nessuno guarda più ai
talenti esclusivi che lo caratterizzano rispetto agli
altri. Nella società dovrebbero tutti svolgere delle
professioni che fanno guadagnare tanti soldi oppure
fare ballerini, cantanti,attori e tronisti (presi
a modello dalla tv), così abbiamo dottori che non
sono portati ad assistere i pazienti, politici ai quali
non interessa il bene dei cittadini.
LA MIA PROFESSIONE È STATA QUELLA DI FALEGNAME
, LAVORARE IL LEGNO MI DAVA TANTA SODDISFAZIONE
E HO SERVITO I MIEI CLIENTI DANDO
IL MASSIMO DELLA MIA ESPERIENZA, DELLA
MIA PASSIONE. MA NEL MOMENTO IN CUI DIO MI
HA SVELATO IL SUO PROGETTO SU DI ME NON HO
ESITATO.SE QUALCUNO MI AVESSE DOMANDATO
DA PICCOLO COSA AVREI VOLUTO FARE AVREI
RISPOSTO LA VOLONTÁ DI DIO.
Al giorno d’oggi non sappiamo cosa vuol dire ospitalità,
solidarietà, anzi vediamo gli extracomunitari
come pericolo per la nostra società,per il nostro
lavoro.
IO PER PRIMO SONO STATO UN PROFUGO IN TERRA
STRANIERA INSIEME A MARIA INCINTA, ABBIAMO
GIRATO E CERCATO UN OSTELLO INVANO,
NESSUNO CI HA OSPITATO, CI SIAMO RITROVATI
SOLI IN UNA MANGIATOIA AL FREDDO E AL GELO,
MA NON POSSIAMO DIRE CHE NESSUNO FOSSE
SOLIDALE, I PASTORI SI SONO AVVICINATI PER
SOCCORRERCI , I RE MAGI CI HANNO PORTATO
DONI DEGNI DI UN RE DEI RE.
Oggi di famiglia si parla tanto ma in termini di crisi;
non ci si confronta ma si compra: televisione, videogiochi
super tecnologici, vestiti alla moda e nonostante
tutto i nostri bambini sono infelici.
GLI OGGETTI NON POSSONO SOSTITUIRE IL VUOTO
DEI SENTIMENTI. LA NOSTRA FAMIGLIA AVEVA
IL DONO DELLA SEMPLICITÁ MA IL LUSSO PIÙ
PREZIOSO ERA IL TEMPO TRASCORSO CON MIO
FIGLIO.
Grazie per la disponibilità Giuseppe ma ora ti devo
proprio salutare, sai la nostra intervista verrà pubblicata
in un giornalino parrocchiale e ci sono limiti
di spazio, scadenze per la stampa, magari un’altra
volta ti spiego, buona giornata e grazie della disponibilità.
Anche quest’anno cambiando il foglio del calendario
rifletto sul fatto che il tempo passa veloce ed
ancora una volta è arrivato il mese di marzo, e con
esso anche il meteo instabile, la primavera e “ a
festa ro patriarca”.
Ma quest’anno noto che, data la particolare coincidenza
con la Santa Pasqua, la festa è posticipata
al sei aprile.

ciacciariannu cu san giuseppe...
PAG. 2
PAG. 3
E già…cambiano le date ma le tradizioni rimangono,
resistono al susseguirsi degli anni.
Leggendo il programma della festa è evidente che
questo momento crea degli importanti incontri comunitari:
la giornata della solidarietà, degli anziani,
del papà e poi ancora dei ragazzi, dei giovani e dei
bambini.
L’altro giorno invece, parlando con amici di Ragusa,
mi è stato chiesto cosa fosse la “cena di S. Giuseppe”
e andandomi a documentare, ho notato
che anch’io ne sapevo ben poco.
È veramente bella l’immagine dei tre attori che
rappresentano Giuseppe, Gesù e Maria che dopo
la benedizione in Chiesa, si recano nella casa che
ospita la cena e, una volta arrivati, viene aperta
loro la porta solo dopo aver bussato tre volte; Giuseppe
infatti dice al padrone di casa “o rapi tu o
rapu iu!”. Una volta entrati Giuseppe si lava le mani
con acqua e vino e cosparge gli angoli della stanza
con lo stesso liquido dicendo “an cantu an cantu c’è
l’ancilu santu, co patri, u figghiu e u spiritu santu”.
A questo punto la Sacra Famiglia siede a tavola e
mangia la pasta “principisseda” al pomodoro.
La cena, solitamente, viene imbandita dai fedeli
per grazia ricevuta. Una grande tavola ricoperta
da una tovaglia bianchissima e al capezzale posta
una coperta variopinta. Al centro della parete si appende
un’ immagine della Sacra Famiglia attorniata
da composizioni di “balico”.
Vi si trova ogni ben di Dio.
Primizie (doni della terra), il pane a forma “ri
vastuni”(simbolo dell’autorità del padre di famiglia),
“u laùri”( che rappresenta il lavoro dell’uomo), le
arance amare ed i limoni (simboleggiano i dolori e
le amarezze umane), i fiori (che annunciano l’arrivo
della primavera), “u uccidatu” (pane della festa).
Ogni cosa, oggetto, pietanza ha dunque una sua
ragion d’essere, un suo motivo speciale per partecipare
a questo tripudio di colori, profumi, sapori
che costituiscono il capolavoro tanto antico detto
“cena di S. Giuseppe”.

QUALCHE APPUNTAMENTO…
Per gli sportivi è importante sapere che si terrà il
V torneo di calcetto “San Giuseppe”, mentre per le
“buone forchette” sarà sicuramente piacevole partecipare
alla VI sagra la sera di sabato 5 aprile.
Domenica 6 aprile, sia la mattina che il pomeriggio
avremo la tradizionale cena in piazza Duca degli
Abruzzi dove poter acquistare all’asta i vari
prodotti.

a cena ri san giuseppe
Vogliamo ripercorrere le tradizioni culinarie della
Pasqua, partendo dal passo biblico
Esodo 12, 1-12 alle tradizioni ragusane e in particolare
“mazzariddare”.
La Bibbia contiene dei particolari precetti del tradizionale
menù di Pasqua, che in un moderno ricettario
potrebbero essere così schematizzati:
Ogni ingrediente nella Pasqua Ebraica non è casuale,
il pane azzimo ricorda il pane non lievitato
preparato dalle donne ebree al momento dell’uscita
dall’Egitto; erbe amare a ricordo dell’amarezza della
schiavitù; zerù una zampa arrostita di capretto
che rapprenta l’offerta dell’agnello presso il tempio
di Gerusalemme; charoseth un composto di miele
e pinoli che ricorda la malta usata dagli Ebrei schiavi
in Egitto; uovo sodo simbolo di lutto ma anche di
vita; sedano ricorda la corrispondenza della Pasqua
con la primavera e la mietitura.
Oggi il nostro menù di Pasqua offre cibi più elaborati,
un’ampia varietà di pietanze, ma la scelta
degli ingredienti principali e la simbologia dei cibi
resiste al tempo, ad Antonella Clerici e sue varianti,
e resiste persino a quei palati più raffinati da “Gambero
rosso”.
In occasione della Pasqua nelle cucine c’è un
andirivieni di donne, di tutte le età che si adoperano
secondo una distribuzione dei lavori ben precisa:
le nonne dirigono i lavori e coordinano tempi di
preparazione e di cottura; figlie, nuore e nipoti più
grandi osservano con assoluta riverenza le mani
abili e poi timidamente si apprestano a mettere in
pratica quanto appreso; i più piccoli dalle mani
operose a dai nasini infarinati modellano con cura il
pezzetto di pasta dato loro dalla nonna.
Gli uomini sono i mastri indiscussi ro furnu.
Il momento del pranzo è magico: il capofamiglia
spezza a’ paci, il pane intrecciato e ne distribuisce
un pezzetto ciascuno da accompagnare cch’e turciniuna;
ci si augura reciprocamente la buona
Pasqua, poi il capo famiglia taglia, in un’atmosfera
quasi sacrale , la prima ‘mpanata, e la divide ai familiari
in un religioso silenzio.
E poi ancora i pastizzi ri Pasqua, i viscotta scaurati
e i cassati ri ricotta.
Le mpanate sono nella tradizioni infarcite con carne
di agnello, nella nostra località marittima invece si
usa infarcirle con il pesce(siccia,pan grattato.
U n altro simbolo caratteristico della Pasqua è l’uovo
che ricorre anche nelle tradizioni della Pasqua ortodossa
ed ebraica. La tradizione ha origine antichissima:
i contadini dell’antica Roma usavano sotterrare
nei campi un uovo dipinto di rosso, simbolo
di fecondità e quindi propizio per il raccolto. Ed è
proprio con il significato di vita che l’uovo è entrato
a far parte della tradizione cristiana, legandosi
alla vittoria di Cristo sulla morte e quindi alla vita
eterna. In Grecia si mangiano le uova benedette,
dal guscio dipinto di rosso, ma prima ognuno deve
battere il proprio uovo con quello del vicino pronunciando
la frase di rito, Christos anesti(Cristo è
risorto), a cui l’altro risponde alithos anesti (è veramente
risorto).
L’uovo nella tradizione ragusana viene utilizzato per
realizzare Auceda ccù ll’uovu, utilizzando la pasta
per il pane si realizzano dei cestini decorati in cui
viene posto l’uovo crudo,e poi si inforna secondo la
cottura del pane.
La Pasqua è una delle feste in cui passato, tradizioni
e presente si siedono attorno allo stesso tavolo
per festeggiare Colui che è stato, è e sarà sempre.
Noi giovani di oggi siamo depositari di ricchezze
inestimabili, non facciamo di noi uomini e donne
senza passato; avviciniamoci maggiormente alle
tradizioni, osserviamo le rughe dei nostri nonni
ci raccontano di una vita difficile ma vissuta con
umiltà di valori e gesti. Il nostro presente vive di
passato e così speriamo sia anche il presente delle
nuove generazioni.

CU NAPPI NAPPI RE CASSATIEDI I PASQUA
AGNE LLO
Com e sceglierlo: integro, ma schio , di un
anno, preso dalle pecor e o dalle cap re.
Quantità: un agn ello per famiglia; Se la famiglia è
poco numeros a per consuma re un agn ello, si prend a
chi abita più vicino alla propr ia ca sa, secondo il
numero d elle perso ne : c alcolerete la qua ntità di
agne llo che ognuno può man giare.
Cottura: carne arrost ita al fuoc o con l a testa, le
zam pe e gli in testini.
Contorno :erbe amare ed a zzimi
Com e man gia r lo: lo mange rete in fretta;
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Questo articolo non vuole di certo contraddire al
proverbio :“Acqua, cunsigghiu e Sali, se nun su’
circati nun ni rari” , state tranquilli! quello che segue
non ha la presunzione di essere un consiglio,
ma semplicemente è la riflessione di una comune
“telespettatrice” innervosita e stufa di “subire” dei
contenuti-privi di contenuto.
Tutto fa spettacolo, tutto è normale, tutto è gossip,
ormai non abbiamo la capacità di provare sdegno,
rabbia per quanto ci viene mostrato ostinatamente
in tv. Molti programmi televisivi si propongono di
fare “spettacolo” utilizzando l’autore di una violenza,
la disperazione di una famiglia , il dolore di
una vittima e assistiamo a tutto questo sentimentalmente
indifferenti.
La violenza è tanto spettacolarizzata da poter affermare
per assurdo che non esiste, che è una “trovata
televisiva”.
Io penso che trattare in questo modo i sentimenti
sia un’offesa per coloro che li hanno realmente vissuti,
ma soprattutto temo che i più piccoli possano
avere un approccio sbagliato con quello che è un
mezzo di comunicazione, non tocca alla televisione
insegnare a vivere, ma serve qualcuno che insegni
il senso della vita.
E’ il caso di educare i bambini “a fare esperienza”
del dolore, della solitudine, della
fatica, della rinuncia, della sofferenza come di sentimenti
reali, umani, veri.
I genitori non si sforzino di essere perfetti, ma
siano veri modelli di umanità; date ai vostri figli
degli eroi autentici da imitare, perché persone vere
e fragili come loro.
Dialoghiamo tra di noi e il nostro vicino di casa non
sarà più un mostro; confrontiamoci e ci accorgeremo
che qualcuno ha bisogno d’aiuto prima che giunga
a fare dei gesti folli, amiamoci , rispettiamo
l’altro per la sua diversità e non ci saranno episodi
di razzismo,bullismo ed emarginazione.
Quanto accade ai nostri giorni è l’effetto di una
dose eccessiva di passiva indifferenza. Ricordiamoci
quotidianamente di essere PROTAGONISTI!
Sindrome del “mal di tempo”colpisce Mazzaredi,
anziani, adulti, bambini ne sono affetti inconsapevolmente
da tempo. I sintomi sono: lentezza nei
movimenti e mancanza di quel “humor solare”che
tanto caratterizza i siciliani nel mondo. Nei bambini
la sindrome si manifesta con “mal di scuola,di
catechismo”ma ciò che è peggio “col mal di gioco”.
Attenzione non si tratta di metereopatia, malattia
riconosciuta e degna di riguardo, ma di un’abitudine
a giustificare la propria “canazza”, termine siciliano
che ben rende l’idea (come i cani distesi ad oziare)
con il pretesto dell’assenza del sole. Conseguenza
della sindrome sono mancanza degli appuntamenti
previsti nel cupo giorno. Ma la domanda nasce
spontanea se la malattia si diffondesse a Milano,
come farebbero i loro bambini a rimanere tutti i
giorni in casa? Non c’è da stupirsi se un giorno nostro
figlio al datore di lavoro dirà : “presente, tempo
permettendo!”.

FERMI TUTTI! U TIEMPU È AL’ACQUA
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SENTIMENTALMENTE INDIFFERENTI
Carovana della Pace in partenza lo scorso 8 marzo
davanti la sacrestia della chiesa Santa Maria di
Portosalvo, benedizione da parte di Padre Mollica
delle strade da percorrere e dei piccoli viaggiatori
del gruppo A.C.R. accompagnati dalle vigilesse- animatrici
che hanno diretto il traffico.
I viaggiatori in questione dell’età di 6-7 anni hanno
intonato lungo il tragitto per arrivare al cortile
delle suore con le loro soavi voci, talvolta forse un
pò stonate ma piene di gioia l’inno 2008 superstrada
con te e all’unisono cantanavano:<< sono
stufo di aspettare che ogni giorno scivoli via, ho
deciso parto in quarta metto in moto la compagnia.
Sarà un viaggio in salita ma senza fatica, se sempre
qualcuno al mio fianco sarà. Forza dai all’ACR chi ci
fermerà...la la la...>>. Arrivati al cortile i visi delle
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vigilesse-animatrici si sono rabbuite, certo è meglio
dirigere il traffico durante una giornata di sole,
ma ecco all’improvviso qualcuno sembra ci abbia
ascoltato , subito un applauso da parte di tutta la
compagnia per il sole che a suo modo ha contribuito
a questa giornata . Bans e ancora giochi a punti
per conquistare la patente. Gli automobilistino attenti
ad indossare le cinture dei pantaloni come fossero
cinture d’auto, e muniti di acqua e cappellini
per ogni evenienza. Terminato questo gioco, gentilmente
la rai, mediaset, italia uno, ma anche le reti
locali come video mediterraneo e telenova hanno
messo a disposizione le loro telecamere per registrare
le interviste ai passanti sul lungomare vecchio.
Dei mini-cameraman si sono prestati al gioco
e altri volontari si sono improvvisati giornalisti, microfoni
creati con magiche penne ultrasuoni, ed
ecco che la carovana è partita. I mini-giornalisti in
questione hanno chiesto agli interlocutori trovati per
caso<<che cos’è la Pace per loro, un simbolo o una
parola che esprimesse la Pace e infine un esempio
di operatore di Pace nella vita di tutti i giorni>>.
Sono state intervistate intere comitive, è stato anche
un momento di riflessione per i passanti.
Conclusa l’intervista la compagnia è tornata in
un locale messo a disposizione dalle suore(colgo
l’occasione per ringraziare le suore del sacro cuore
che con la loro disponibilità e gentilezza sono esempio
di operatori di Pace), ogni bambino-viaggiatore
ha colorato o disegnato o semplicemente scritto in
un pezzetto di stoffa quello che per lui era la Pace,
ed ecco arcobaleni ,i propri genitori in armonia ,
ma la cosa che ci ha stupiti piu di tutto sono stati
delle croci con accanto il sole e l’arcobaleno, come
se preannunciassero già la risurrezione di Gesù, e
ancora Gesù disegnato sulla croce ma spostato da
essa come se stesse per scendere, mani che si
uniscono, cuori e candele. Alle 17.30 tutti diretti
verso la parocchia per celebrare la Santa Messa con
la presenza dei genitori, un omelia ricca di commenti
da parte dei nostri viaggiatori che con i
loro mille perchè vagando con la mente pensando
alle loro vicende personali.Una bambina ad esempio
pensava che quacuno si fosse rubato le risposte
dell’intervista sulla Pace, non si spiegava come mai
le risposte erano trascritte su un pannello, ignara
che quacuno del gruppo fosse venuto prima a
trascriverle << le hanno rubate commentava ad
alta voce>>. Durante l’offertorio alcuni bambini del
gruppo hanno portato il vino, le ostie da consacrare

a festa ra paci
e infine il pane della Pace,una treccia che poi è stata
divisa nel saloncino tra i genitori e i bambini.
Una foto dei bambini con i genitori ha immortalato
questo giorno. Poi tutti nel saloncino a ristorarsi con
i dolci che premurosamente le mamme hanno preparato.
Il pomeriggio si è concluso con l’inno superstrada
con te, animato dai bambini diventati ballerini-
cantanti.

VIVERE E CONDIVIDERE
In queste ultime settimana la nostra comunità parrocchiale ha vissuto momenti di forte aggregazione e
anche di profonda intensità spirituale:
• Venerdì 14 Marzo si è tenuta la via Crucis cittadina
con il simulacro del SS. Crocifisso e con il
coinvolgimento degli ammalati.
Alle 19,30 da Piazza Maria SS. di Portosalvo è partita
la processione; la croce di Gesù seguita da piccole
e grandi lucciole notturne munite di fiaccole,
dei lumi illuminavano le stazioni dei malati da visitare.
Bambini, giovani e famiglie, animati dalla stessa devozione,
con le gambe stanche per la stessa fatica
e le voci elevate in coro abbiamo pregato affinché
Dio guardasse quelle famiglie per le quali nostro
Signore Gesù Cristo non ha esitato a consegnarsi
nelle mani dei carnefici e a patire il supplizio della
croce. In fondo questa nostra via crucis non è stata
che una passeggiata a confronto di quello che ha
subito Gesù. Questa una delle tappe comunitarie
della Quaresima.

• Sabato 15 Marzo i mini-panettieri dell’ACR hanno
condiviso con alcune rappresentanti del gruppo
Amiche di Maria un’esperienza gustosa, creativa e
divertente.
Il saloncino parrocchiale è stato trasformato nel
laboratorio di un panificio dove i piccoli apprendisti
hanno imparato, dalle mani esperte di alcune signore.
Muniti di pettini(non usati!)pennelli, coltellini
e tanta buona fantasia hanno realizzato con la
pasta delle vere e proprie opere artistiche: ucedda
cu l’uovu, colombe di pasta, grappoli d’uva, galletti,
pesci, fiori e ancora colombe,cuori,borsette.
Dopo l’attesa della cottura in forno, gli chef delle
gustose creazioni, insieme alle mamme che nel
frattempo si erano raccolte dietro la porta hanno
accolto l’odore del pane appena sfornato e condiviso
la soddisfazione e lo stupore derivato dalla
vista di ciò che erano riusciti a fare. La tradizione è
stata tramandata!Ai posteri la responsabilità del
ricordo.
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Celebrazione semplice, sobria e ricca di Spirito Santo che ha avuto come protagonisti i cresimati: Alabiso
Francesca, Battaglia Francesco, Cantelli Guglielmo, Carbone Riccardo, Carnemolla Angelica, Cipria Maria
Cristina,Giannone Giovanni, Gona Giovanni, Marcinò Cristina, Occhipinti Daniele, Occhipinti Martina,
Pellegrino Alessandro, Pluchino Maria Azzurra, Scalone Giuseppina, Scalone Ilenia, Suizzo Emiliano e
Tumino Miriana.
I ragazzi emozionati hanno proclamato singolarmente il loro:<<eccomi>>a Dio. I cresimati si sono augurati
che la presenza dello Spirito Santo renda unita la comunità e goda come la comunità di Gerusalemme
la simpatia di tutti; hanno poi ringraziato in una lettera le catechiste con l’augurio di proseguire
nel loro lavoro.
Da parte loro le catechiste:Enza Camilleri e Giovanna Occhipinti hanno regalato ai ragazzi dei quadri
dove rappresentata la S.Trinità<<affinchè non rimanga solo un nome religioso ma diventi il dinamismo
che sporga tra Dio Padre, Figlio e S.Santo>>. Da parte dei giovani(ma un po più vecchi)della comunità
vogliamo sperare e pregare per questi ragazzi affinchè la fiamma che è stata accesa non si spenga e affinchè
quell’eccomi che hanno pronunciato sia riconfermato ogni giorno.
Auguri
Auguri ai cresimati
Questa è la storia di quattro persone, chiamate rispettivamente: Ognunu, Qualcunu, Ciascunu e Nudu.
C’era un lavoro importante da fare, e Ognunu era sicuro che Qualcunu l’avrebbe fatto; Ciascunu avrebbe
potuto farlo, ma Nudu lo fece. Qualcunu si arrabbiò perché era un lavoro di Ognunu; Ognunu pensò che
Ciascunu poteva farlo, ma Nudu capì che Ognunu non l’avrebbe fatto. Finì che Ognunu incolpò Qualcunu
perché Nudu fece ciò che Ciascunu avrebbe potuto fare.

A PAGINA RO TIEMPU PERSU
PAG. 8
LE QUATTRO PERSONE
I MINIMINAGGHIE
Cc’è ‘na signurina
Vistuta ri carta vilina
Quannu u zitu si la vasa
Va cariennu casa casa
Mi scantu a pigghialla
Mi scantu a lassalla
Ci tagghiu ‘a testa
Ci tagghiu ‘a cura
E dintra ci truovu ‘na bedda signura
Cu è ca u fa u fa ppi vinniri
Cu è ca u ‘ccatta nun ci servi
Cu cc’è dintra nun lu talia
I PROVERBI
Amara cu si marita: si nni va ‘ngalera pi tutta a vita
U primu guadagnu è u risparmiu
Cu avi dinari campa filici e cu nu nn’avi perda l’amici
Gli articoli di questo numero sono stati curati da
Valentina Cascone, Laura Dimartino, Salvo Gulino
SOLUZIONI MINIMINAGGHIE: Ficupala, sigaretta, tabbutu.
Siamo nel giorno della gioia, della pace e dell’amore: LA PASQUA
DI RESURREZIONE DI GESÙ e voglio rivolgere a tutti ed a ciascuno,
un cordiale augurio di autentica conversione e di coinvolgimento
nell’AMORE.
O Gesù, che con la tua risurrezione hai vinto il peccato e la
morte, e ti sei rivestito di gloria e di luce immortale, concedi
anche a noi di risorgere con te, per poter incominciare insieme
con te una vita nuova, luminosa, santa.
Opera in noi, o Signore, il divino cambiamento che tu operi
nelle anime che ti amano: fa che il nostro spirito, trasformato
mirabilmente dall’unione con te, risplenda di luce, canti di gioia,
si slanci verso il bene.
Fà che siamo saziati della tua bellezza e della tua luce e che ogni
giorno ti testimoniamo nella nostra comunità parrocchiale.
Tu, che con la vittoria hai aperto agli uomini un futuro di amore
e di grazia, suscita in noi l’impegno di diffondere con la parola
e con l’esempio il tuo messaggio di salvezza; donaci lo zelo di
lavorare per l’avvento del tuo regno. Amen.
Auguri di Buona Pasqua
Il parroco
P. Carmelo Mòllica

 

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