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Tre pregiudicati arrestati per tentato furto
La truffa era di quelle consolidate. Ed anche il terzetto che la metteva in opera aveva ormai un canovaccio collaudato, come testimonia la sfilza di precedenti penali specifici collezionati in decine di città del Nord e del Sud Italia...
La truffa era di quelle consolidate. Ed anche il terzetto che la metteva in opera aveva ormai un canovaccio collaudato, come testimonia la sfilza di precedenti penali specifici collezionati in decine di città del Nord e del Sud Italia. Stavolta, i tre avevano scelto l’area iblea come luogo in cui perpetrare la propria truffa, chiamata in gergo del lascito ereditario o all’americana. E proprio in provincia di Ragusa avrebbero colpito quattro volte dall’inizio dell’anno anche se gli inquirenti attendono conferme specifiche. L’unica certezza è quella ottenuta dalla squadra mobile in occasione dell’ultimo tentativo. Stavolta ai danni di un pensionato di 86 anni. I tre sono stati tratti in arresto in flagranza di reato. Le manette sono scattate per Vincenzo Antonio Saccà, di 50 anni, Giuseppe Calarese, 47 anni, e Edoardo Salamone, 49. Era quest’ultimo a spacciarsi per uno svizzero e a chiedere al malcapitato di turno il luogo in cui abitasse un medico che, negli anni addietro, aveva aiutato lui e la sua famiglia. A questo punto, interveniva Calarese che fingeva di ascoltare la conversazione per caso e poi, sotto le mentite spoglie di un avvocato, sposato con un medico, riferiva che la persona cercata, a cui Salamone, dicendo di essere ricco, voleva lasciare in dono una somma di 130 mila euro, era in realtà venuta a mancare. Quindi, il finto svizzero si rammaricava e con la vittima si metteva alla ricerca di un notaio per lasciare comunque ad un ente di beneficenza della città di Ragusa la somma in questione. Ma una cospicua parte sarebbe andata anche al malcapitato che lo aveva aiutato. Saccà, dal canto suo, monitorava quanto accadeva, esercitando, a tutti gli effetti, la funzione di palo. Alla vittima veniva estorta la somma necessaria per il pagamento del notaio prima di recarsi dallo stesso. Condotti presso gli Uffici della Squadra Mobile, i tre sono stati identificati ed è anche stato possibile accertare che Calarese era in possesso di una carta di identità falsa, utilizzata per eludere i controlli di Polizia essendo lo stesso sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con l’obbligo di soggiorno nel Comune di Messina. I tre pregiudicati si trovano presso la Casa Circondariale di Ragusa a disposizione del Sostituto Procuratore della Repubblica Monica Monego.
