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Giu
21

Sale a 20 il numero degli indagati dell´inchiesta sui cani assassini del Pisciotto

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Sale a venti il numero degli indagati dell’inchiesta sui cani assassini. Il sostituto procuratore Maria Mocciaro , titolare del fascicolo, ha la scorsa settimana emesso le nuove ordinanze, recapitate in queste ultime ore al domicilio degli interessati.



Tra i nuovi indagati spicca il nome del comandante della polizia municipale di Scicli Franco Nifosì. Non risulta al momento iscritto nel registro il sindaco Giovanni Venticinque, mentre figurano invece nel lungo elenco i nomi di alcuni tecnici e dirigenti del comune sciclitano.

In origine l’inchiesta annoverava Virgilio Giglio, lo sciclitano di 64 anni custode dei cani, accusato di omicidio colposo, e i due medici veterinari dell’Ausl 7 Roberto Turlà e Antonino Avola, per i quali sono prospettabili le ipotesi di reato di omissione d’atti d’ufficio e falso in atto pubblico. A questi tre nomi si sono aggiunti quello di un altro veterinario dell’azienda sanitaria, di funzionari e dirigenti del comune di Scicli e, come accennato, anche il nome del comandante della polizia municipale Franco Nifosì, tempo fa nominato custode giudiziale del casolare dove Giglio abitava assieme ad una ventina di cani, da oltre due mesi e mezzo sotto sequestro.

L’inchiesta è ad una svolta. Già dalla prossima settimana l’elenco degli indagati potrebbe allungarsi ulteriormente. Nelle prossime ore il sostituto procuratore Mocciaro sentirà, come persone informate dei fatti, il vice sindaco ed assessore all’urbanistica Teo Gentile, l’assessore ai servizi sociali Maurizio Miceli e l’assessore all’ecologia e manutenzioni Raffaele Giannone. Gli avvisi di comparizione sono stati notificati la scorsa settimana. I tre amministratori dovranno riferire al sostituto procuratore, ciascuno per le proprie competenze, circa le misure adottate a suo tempo dal comune di Scicli in ordine all’affidamento in custodia dei venti cani a Giglio, di recente tornato in libertà dopo poco meno di tre mesi trascorsi ai domiciliari nell’abitazione paterna.

Il sostituto procuratore sentirà anche Giovanni Brafa, padre di Giuseppe, il bimbo modicano sbranato vivo da un branco di randagi quel maledetto 15 marzo, a pochi passi dal casolare di Giglio. Lo stesso branco aggredì il mattino dopo una giovane turista tedesca, sfigurandole il volto.

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