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Gen
14

Il chirurgo diceva ai pazienti: "Stanza a pagamento o Alpi, non si fa credito a nessuno"

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Era arrivato all’ospedale Civile di Ragusa il primo maggio del 2008 preceduto da una fama quasi pontificale, il professore Ignazio Massimo Civello, il chirurgo che si vantava d’aver infilato il suo bisturi dentro il corpo di Papa Karol Wojtyla al Gemelli di Roma. E i ragusani l’avevano accolto come il luminare-santo che avrebbe fatto i miracoli della chirurgia a Ragusa piuttosto che al Nord. I Nas di Ragusa, dopo due anni indagini hanno effettuato un «intervento invasivo», per rimanere in gerco, tanto da demolire fama e un impero economico prima che sanitario. Da ieri mattina il primario Civello è bloccato nella sua villa megagalattica di contrada Cinque vie nel frigintinese, agli arresti domiciliari, con la prescrizione di non allontanarsi dall’abitazione e di non comunicare con persone diverse da quelle che con lui coabitano.

 

I primi chiacchiericci sulla venalità del primario

In pochi mesi, da quel maggio del 2008, il chiacchiericcio sulla venalità del primario è arrivato alle orecchie dei Carabinieri del Nas che hanno raccolto dolori e testimonianze di parenti di pazienti affetti da cancro e da altre gravi patologie. E hanno avviato indagini a 360°, piazzando cimici anche nella sue stanze di lavoro e intercettando telefonate fra il professore e i suoi più stretti collaboratori. E’ venuta fuori un’ordinanza di custodia cautelare di una trentina di pagine dove ci sono contenute conversazioni, a detta degli inquirenti, da fare accapponare la pelle.

"Stanza a pagamento o Alpi (Attività libera professionale intramoenia), io non faccio credito a nessuno

Le vittime del «cappio» sanitario, oltre che delle malattie gravi, costrette a accendere mutui in banca, a vendere beni immobili o a fare la colletta per sconfiggere il male incurabile affidandosi alle abili mani del primario Ignazio Civello, i parenti e gli stessi ammalati. Interventi a pagamento per una media di 5-6 mila euro. E se per caso l’intervento si presentava più difficile del previsto, il prezzo pattuito poteva anche salire a 9 mila euro. E i patti si dovevano rispettare, perché «stanza a pagamento o Alpi (Attività libera professionale intramoenia) …io non faccio credito a nessuno», diceva il professore. Frasi come queste i militari del Nas hanno ascoltato e registrato e trascritto nel dossier presentato al procuratore della Repubblica di Ragusa Carmelo Petralia, che ha firmato la richiesta d’arresto, e poi al gip Claudio Maggioni, che ha firmato l’ordinanza trasformando il carcere nella più clemente custodia domiciliare. Il giudice ha rigettato la richiesta del carcere per Civello e i domiciliari per i 3 medici collaboratori del professore, Vincenzo Antonacci Vincenzo, romano; Carmelo Iozzia, camarinense residente a Ragusa; e Giuseppe Lombardo, vittoriese residente a Comiso, che sono stati solo denunciati a piede libero.

Gli inquirenti studiano l’ipotesi del reato associativo e le indagini potrebbero allargarsi a macchia d’olio fino a far tremare altri pilastri della sanità ragusana. I capi d’imputazione per Civello, difeso dall’avvocato Michele Sbezzi, sono gravissimi. Concussione, falsità materiale e ideologica e truffa aggravata ai danni del Servizio sanitario nazionale. Secondo la magistratura inquirente, il professore Civello chiudeva le porte sanitarie della struttura pubblica, le cui liste d’attesa risultavano lunghissime anche di anni, e apriva quelle private, persino al di là dello Stretto, garantendo interventi migliori al fine evitare guai alla salute del paziente e dando la possibilità di essere «operati anche domani» dallo stesso chirurgo qualora fosse stata presa «la stanza a pagamento»; scongiurando così il pericolo che i tempi d’attesa per l’esecuzione dell’intervento potessero determinare la degenerazione delle patologie accertate in un «più grave cancro». Non è frutto della fantasia degli inquirenti, tutto ciò, ma denunce di pazienti e intercettazione a cui sono stati prosciugati averi e risparmi per sconfiggere il cancro.

All´ex direttore generale Calogero Termini non era giunta alcuna denuncia pubblica

Incredulo e sbigottito l´ex direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Ragusa Calogero Termini dopo quanto successo. Alle orecchie del direttore generale oltre un fisiologico chiacchiericcio sulla «venalità di Civello non è mai arrivato niente. Nessuna denuncia pubblica. Ma i pazienti hanno vuotato il sacco ai Carabinieri del Nas.

I Nas e la Procura di Ragusa hanno scardinato un sistema che durava da due anni

«Non è stata un’indagine facile- afferma il luogotenente dei Nas di Ragusa Ermidio Cardì- dobbiamo molto al lavoro e alla tenacia del procuratore capo Carmelo Petralia se oggi siamo riusciti a scardinare questo sistema sanitario. Un elogio è doveroso farlo nei confronti del collega luogotenente Giuseppe Faraci (mentre il colonnello Ernesto Di Gregorio teneva la conferenza stampa al Comando provinciale, egli stava effettuando la perquisizione domiciliare in casa Civello, n.d.c.) che dalla prima denuncia dei pazienti sulle pretese economiche del chirurgo ha iniziato un’indagine lunga, dura e certosina».

L’assessore regionale alla Sanità Massimo Russo, nonché ex magistrato, è costretto ad avviare un’altra ispezione assessoriale. "Siamo sconcertati per quello che è successo e per questo motivo ho già avviato un´ispezione per comprendere come sia potuto accadere e, soprattutto, per verificare se tutto ciò sia il risultato di un sistema di connivenze. Nel contempo ho chiesto anche una relazione dettagliata al direttore generale dell´Azienda sanitaria provinciale di Ragusa". Questa è la reazione di Massimo Russo dopo la notizia dell’arresto per concussione del primario dell´ospedale di Ragusa, eseguito dai carabinieri del Nas. "Voglio esprimere inoltre - continua Russo - un plauso ai Carabinieri e alla Magistratura, per avere portato alla luce una vicenda che mi auguro sia solo un caso isolato, anche se protrattosi nel tempo. In ogni caso, già domani, chiederò ufficialmente gli atti dell´inchiesta alla Procura di Ragusa".

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