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Presidenza della provincia, si discute su Fonte e Motta
Bocce ferme nel centrosinistra per la presidenza della provincia.
L’ultimo nome su cui si discute, è quello di Tommaso Fonte, segretario generale della CGIL iblea, che proprio oggi, a proposito dei fondi ex Insicem, spara di nuovo a zero contro Viale del Fante e la sua presidenza; secondo indiscrezioni giornalistiche, sarebbe l’uomo su cui il centrosinistra potrebbe anche puntare, per trovare quell’agognata sintesi per la presidenza della provincia, che stenta ad intravedersi.
La coalizione, sinora, non si esprime ma i nomi venuti fuori o sono smaccatamente di partito e per questo dividono più che unire oppure sono espressioni della società civile, simpatiche, sinchè si vuole, ma certamente poco vincenti.
Ed ecco che Tommaso Fonte potrebbe mettere tutti d’accordo, perché non è uomo di partito, è espressione della società civile ma soprattutto è in grado di avere parecchi voti, forse quelli necessari a fare la differenza ed avvicinarsi al candidato del centrodestra, Antoci o chiunque altro sia.
Peraltro, negli ultimi tempi, il rapporto di Fonte con l’attuale illustre inquilino di Palazzo di Viale del Fante, è stato piuttosto tempestoso, il che sarebbe ideale preludio alla campagna elettorale.
Al di là di ciò, Fonte sembra smentire le indiscrezioni ma i tempi per definire tutto sono ancora lontani e, dunque, le cose possono cambiare e di parecchio.
C’è anche un’altra ipotesi che si affaccia all’orizzonte, quella che riguarda l’attuale presidente dell’ASI Gianfranco Motta.
Motta è nome parecchio gradito ai DS, non dispiace, anzi tutt’altro, alla margherita e potrebbe rappresentare un interessante interlocutore per i partiti minori dell’Unione e, più in generale, del centrosinistra ed anche per gli esponenti della società civile.
E’ un’altra ipotesi su cui si discuterebbe nelle segrete stanze; ipotesi, però, nulla più.
Per il momento i maggiorenti della coalizione si godono gli ultimi giorni di ferie ma sanno perfettamente che, dalla prossima settimana, dovranno mettersi a lavorare per non perdere più terreno di quanto non se ne sia perso sinora.
